giovedì 23 febbraio 2012

Peperoni ripieni


Dopo qualche giorno di silenzio (solitamente i silenzi corrispondono ad impegni o esami; stavolta erano esami...) eccomi di ritorno, con un'ispirazione presa direttamente oggi al supermercato. Non so voi, ma io non riesco a resistere quando vedo dei bei peperoni colorati, carnosi e regolari: la mente va automaticamente al peperone ripieno!
Io mangio poca verdura, ma mangerei peperoni sempre e ovunque; questa ricetta, insieme ai peperoni arrostiti conditi con olio, aglio e capperi, è la mia maniera preferita di cucinarli e, è naturale, di mangiarli! 
Anche in  questo caso attingo dal ricettario della memoria: è uno dei piatti di mia nonna che porto nel cuore, ed il solo annusare l'odore del pangrattato che cuoce nel cuore giallo o rosso di un peperone mi fa viaggiare nel tempo. La regina dei peperoni imbottiti resta mia zia Antonella, che ha ereditato la ricetta dalla madre, e devo dire, caso più unico che raro, non c'è differenza sostanziale fra l'antico sapore nonnesco e la riproduzione ziesca.
In più, sono felice di postare una ricetta vegetariana, come mi ha chiesto un mio follower di Twitter, @uno_in_ricerca, anche se lo dico e lo ribadisco qua: io sono un carnivoro, né pentito, né, dubito, convertibile!
Approfittiamo comunque di questa botta vegetariana, dedicata a @uno_in_ricerca, e vediamo come si preparano i peperoni ripieni, la mia cena di stasera:


Ingredienti per 4 persone:

4 peperoni grandi e colorati;
320 gr. di pangrattato;
2 spicchi d'aglio piccoli tritati;
250 gr. di olive nere di Gaeta;
un pugno di capperi sotto sale;
olio di semi, sale e pepe.


Preparazione:

Innanzitutto preparate i peperoni. Dovete comprarli i più regolari possibile, magari con un fondo piatto che permetta loro di rimanere bene in piedi nella teglia da forno. Sceglieteli ovviamente carnosi, non ammaccati, e di colore diversi per un miglior effetto finale.
Tagliate la parte superiore con il picciolo e tenetela da parte, puliteli delicatamente delle parti bianche interne, dei semi, sciacquateli bene e fateli scolare capovolti.
Snocciolate le olive (di Gaeta, mi raccomando, fanno assolutamente la differenza!) e tritatele grossolanamente; Sciacquate bene i capperi;
Unite l'aglio tritato, i capperi, le olive e il pangrattato, e aggiungete olio di semi, finché il composto non risulti morbido.
Mescolate bene il composto, salate e pepate, ed utilizzatelo per farcire ogni peperone per circa i 2/3 della loro grandezza (se fossero molto grandi potreste aver bisogno di più pangrattato. Aumentate le quantità in proporzione). Coprite ogni peperone con il proprio coperchio.
Poggiate i peperoni nella teglia, in piedi, condite ancora con un filo d'olio e salate leggermente.
Fate cuocere in forno ben caldo per il tempo necessario affinché i peperoni risultino morbidi e leggermente abbrustoliti.

Come vedete, come sempre, è una ricetta molto facile e molto veloce. E' un piatto senza stagione, soprattutto ora che la verdura non ha più un suo calendario specifico. Certo, banale dirlo, comprate sempre verdura di stagione, che appaga meglio naso e bocca.
Questo è un'ottimo piatto anche in estate, magari freddo, magari un'ottima idea per un picnic, e perché no? per il vostro ferragosto in spiaggia. Sì, lo so, con una digestione simile potreste fare il bagno dopo ore e ore, ma...chissenefrega! Scoprite quanto sono buoni sotto l'ombrellone. I vicini dapprima vi guarderanno con disprezzo, poi vi prenderanno in giro. Ma piano piano la curiosità, poi l'invidia striscerà sotto il loro ombrellone. E scoppieranno, quando scopriranno che da bravi romani, avrete portato in spiaggia anche il pollo coi peperoni...
Buon appetito!


ps: Avete visto il nuovo logo? E' bellissimo, creato apposta per il blog da fra Fabio, mio confratello, grande designer e blogger. Date un'occhiata: al suo Frateweb, seguitelo su Facebook  e su Twitter @frateweb. Non ve ne pentirete!


martedì 14 febbraio 2012

Le nostre origini: cosce di rane fritte

Spesso tra queste righe si parla di viaggi, più o meno lontani. Oggi voglio presentarvene uno vicino vicino, ma tanto essenziale e profondo da non lasciarci mai: il viaggio nelle nostre origini. Le nostre radici non ci abbandonano mai; possiamo distanziarle, fare uno scatto e sperare di averle seminate; ma poi ci giriamo ed eccole là, di fronte a noi. Perché loro sono noi; è quanto di più intimo e bello ci porteremo dietro sempre, ed anche quando possa sembrare che di bello e poetico ci sia poco e niente, a guardar bene scoviamo sempre qualche momento, qualche luogo, qualche profumo, qualche viso del nostro passato, che al ripensarci vengono le farfalle nello stomaco.
E così tutti possiamo attingere ad un pozzo inesauribile di tradizioni, siano esse storiche, fantastiche, e perché no, culinarie. Il patrimonio culinario di ogni terra è tanto personale quanto un vero patrimonio genetico: porta con sé il segno indelebile di quei luoghi, di quelle persone; ciò che hanno fatto, ciò per cui hanno lottato; ciò che li aiutati ad essere quel che sono. In molti dicono che il popolo ligure, come il sardo, sia un popolo chiuso, aspro. Mi è capitato di piantare patate nelle terrazze del savonese, e poi, ovviamente, di raccoglierle. Quando si passa la vita a strappare al dorso di una montagna la sussistenza, capita che il carattere indurisca; ho attraversato la Gallura in treno, in mezzo a pastori deleddiani che parlano dalla mattina alla sera con le loro pecore ed con il vento. E' quasi logico che finiscano col fidarsi più di loro che degli uomini.
Nettuno, Forte Sangallo e Borgo medievale dal mare
Tutti veniamo da qualche parte, e in cucina possiamo scoprirlo meglio. Io, per esempio, sono di Nettuno, ultimo comune a sud della provincia di Roma, solo 15 km da Latina, e di conseguenza ultima propaggine nord di quelle che furono le Paludi Pontine. Nettuno presenta un'anomalia culinaria importantissima: città di mare con pochissimo pesce, quasi sempre povero, all'interno dei suoi menù. E' la terra, contadina e di caccia che la fa da padrona a tavola; il pesce, quello buono, lo lasciamo alla vicina Anzio. E allora, ecco che scorrendo menù di antiche trattorie appaiono piccioni, quaglie, fagiani, abbacchio, insieme a cereali (Nettuno era definita nel Medioevo "il granaio del Lazio"), e ogni tanto, timidamente, il baccalà e le alici, unici testimoni del mar Tirreno. Menù di inizio secolo parlano anche di pasta  e ceci con le vongole.
Ma sopra ogni ricetta regnano le rane, piatto nettunese caratteristico, che ci ha meritato il soprannome di "ranocchiari".
Torre Astura, costruita su antiche peschiere romane
Un tempo le terre di Nettuno erano ricche di acquitrini, i canali ed il fiume Loricina ('o fiumitto) non erano inquinati, e le rane, estremamente sensibili all'inquinamento per la loro pelle sottilissima abbondavano ovunque. Era quasi scontato che diventassero piatto tradizionale!
Ingresso nord del Borgo 
Lo so che fanno impressione ai più, anche a me da piccolo facevano un pò senso, sopratutto quando le vedevo vendere in piazza del Mercato, infilzate in cannucce e messe dentro un secchio. Ma poi, al primo assaggio, si resta stupiti: vagamente somigliante al pollo, la carne di rana è molto più delicata nel sapore, e si dice sia estremamente nutriente. Se riuscirete ad assaggiarla, vedrete che vi resterà nella mente e nel cuore! Il problema oggi, paradossalmentte, è proprio trovare le rane: l'inquinamento le ha praticamente distrutte ovunque, e poi pescarle e...prepararle magari è per stomaci forti. Si possono trovare ai surgelati, valida alternativa, belle coscette già pronte, solo da cucinare.
Il Cacchione, vino nettunese Doc
Ci sono molte ricette per cucinare le cosce di rana, ho anche trovato un bel sito su cui ci sono idee (e dal quale ho preso le foto culinarie), ma io vi presento la ricetta tradizionale nettunese, le cosce di rana frittedorate, da mangiare caldissime magari con un bel bicchierozzo di vino Cacchione doc, altro orgoglio nettunese. Vediamo allora come è semplice prepararle:

Ingredienti:

circa 100/120 gr di cosce di rana a persona;
Uova;
Olio


Preparazione:

Ovviamente non dovrei neanche scriverla, è una classica "frittadorata".
Iniziamo comunque con lo sciacquare bene le cosce di rana sotto acqua fredda. Se le rane sono fresche (il gusto ovviamente ne guadagna), potete lasciarle a mollo nell'acqua fredda per 2/3 ore, finché la carne non sia sbiancata. Terminato il lavaggio asciugatele benissimo con carta da cucina.
Sbattete in una terrina le uova con una forchetta e salate.
Immergete le cosce di rana prima nell''uovo sbattuto e poi nella farina, e dopo aver levato la farina in eccesso friggete in olio bollente fino alla doratura.
Salate e mangiate caldissime.

Il piatto è pronto, tutto qua! Servendolo con della valeriana appena condita con olio leggero, sarete sicuri che nessun sapore nasconderà la delicatezza della carne di rana.
Un piatto semplice, gustoso, sfizioso, che riporta ai tempi di un'Italia contadina, dove la spesa si faceva pe campi e stagni.

Buon appetito!


ps: Se passate per Nettuno, non vi dimenticate di cercare il Paw Paw, raggae club bellissimo all'interno del Borgo medievale. Ah, sì, Diego, il proprietario, è mio fratello...


Tramonto sul porto turistico

Via Stefano Porcari, nel Borgo.
Il lampione giallo in fondo è l'ingresso del Paw Paw

Le foto di Nettuno sono prese dal sito della Pro Loco

giovedì 9 febbraio 2012

Enchiladas

Come anticipato, la cena di ieri sera è stata in stile messicano. Beh, non c'erano sombrero e quant'altro, ma sulla tavola, a farla da padrone, c'erano le enchiladas, uno dei miei piatti preferiti! Le preparo raramente, perché richiedono un pò di tempo, e il tempo non c'è mai, ma l'occasione di ieri meritava: il compleanno di fra Alberto! C'è l'usanza, fra di noi, che il festeggiato possa ordinare qualcosa di speciale per cena, e Alberto, su mio suggerimento, ha espresso il suo desiderio: Enchiladas. E messicano fu. Sembra un procedimento complesso, ma in realtà è solo un pò lunghetto: le enchiladas sono dei veri e propri cannelloni, ottenuti con delle tortillas di frumento, o meglio ancora di mais, riempite in questo caso con chili, e coperte di salsa, cipolle ad anelli e formaggio. Io non le faccio mai piccanti, mi limito al mix di spezie che solitamente è appena piccante, ma è chiaro che potete aggiungere peperoncino, tabasco, e altre salse messicane, come volete.
Vediamo piano piano come fare, partendo dagli ingredienti:



Ingredienti per 4/6 persone:

12 tortillas, meglio se di mais;
1 kg di carne macinata, anche mista vitello/maiale;
4 bustine di spezie per chili (1/2 la userete per la salsa topping);
2 cipolle medie;
2 spicchi d'aglio;
2 barattoli di fagioli borlotti;
2 barattoli di salsa di pomodoro;
120 gr. di formaggio filante.



Preparazione:

Iniziate col tritare una cipolla e l'aglio, e fate soffriggere il trito in poco olio, aggiungendo una delle bustine di spezie;




Quando il soffritto sarà fatto, aggiungete la carne, e cuocetela a fuoco vivo finché non sia asciugata l'acqua di cottura. Intanto mescolate e sciogliete in 300 ml di acqua calda altre due bustine e mezzo di spezie.



Quando l'acqua della carne si sarà asciugata, e il macinato sarà ben colorato, aggiungete le spezie sciolte nell'acqua, mescolate molto bene per far insaporire, e cuocete mescolando per 10 minuti.



A questo punto aggiungere i fagioli scolati, e dopo un paio di minuti un barattolo di salsa di pomodoro.



La preparazione del ripieno è pronta dopo circa 10 minuti di cottura del pomodoro.



Per il topping, in un pentolino soffriggete di nuovo un trito di poca cipolla ed aglio, aggiungete la salsa di pomodoro avanzata e le spezie rimaste. Fate cuocere brevemente, e addensate lievemente con pochissima farina.
Prima di comporre le enchiladas, affettate la rimanente cipolla ad anelli e grattugiate il formaggio con una grattugia a fori larghi (per comodità io tengo il pezzo di formaggio per mezz'ora nel freezer, si grattugia meglio). Ottimo e ideale è il formaggio ceddar, ma io uso quello che trovo, per esempio l'emmenthal. Alcune ricette originali messicane prevedono il formaggio di capra.
Mettete sul fondo della teglia da forno un pò di salsa per non far attaccare le enchiladas.
Aprite le confezioni di tortillas, e separatele una dall'altra; spesso per l'umidità tendono ad incollarsi; fate tutto delicatamente perché non si formino buchi. 
Scaldate le tortillas velocemente, una decina di secondi al microonde, un minuto in forno tradizionale a temperatura media, poi iniziate a comporre l'enchiladas, mettendo al centro di ogni tortilla riscaldata un paio di cucchiai di chili, e arrotolandola bene.



Disponete la tortilla arrotolata nella teglia da forno, e continuate finchè non abbiate finito tutte le tortillas. 



A questo punto versate la salsa topping sulle tortillas, disponete sopra gli anelli di cipolla e il formaggio grattugiato.


Infornate a temperatura alta. Le enchiladas saranno pronte quando il formaggio sarà fuso e inizierà a fare "bolle".

Le enchiladas sono pronte!

La vostra cena messicana così sarà ad un ottimo punto. Potete servire come antipasto delle tortilla chips da mangiare con la salsa guacamole e un'altra salsa fatta di pomodori tagliati a dadini, a cui aggiungerete cipolla tritata, uno o due spicchi di aglio schiacciato, peperoncini jalapenos a fette (li trovate ormai, in lattina, in moltissimi supermercati) e salsa habanero o tabasco. Potete servire anche del riso messicano bianco. Beveteci sopra Stawberry Margarita per una vera cena messicana, aiuterà a spegnere i sapori piccanti!

Sia le enchiladas che il chili, se avanzassero, possono essere tranquillamente congelati, ma per un'idea sfiziosa in più, nel caso vi fosse avanzato del chili (o magari fatene di più apposta), fate così:
distribuitelo, mischiando ad esso jalapenos a cubetti, in ciotoline di coccio, che potrete poi portare direttamente in tavola; guarnite con formaggio filante grattuggiato e gratinate in forno, servendo velocemente quando il formaggio avrà fatto la crosticina.  Può essere un altro antipasto, o un ottimo complemento di cena.

Ecco qua, la vostra seratina messicana è pronta. Potete anche servire tutto in piatti molto larghi, in cui comporrete le enchiladas, un pò di guacamole e dadolata di pomodori, riso bianco e strisce di lattuga. Il successo è assicurato!
Cafe Coyote, Old San Diego, Ca.
Poi, se siete così fortunati di passare dalle parti di San Diego, nella Old Town potrete mangiare una cucina messicana eccellente al Cafe Coyote, uno dei migliori ristoranti messicani dove sia mai stato! Era il 2003, solita vacanza con i miei zii e mio fratello Diego. Una delle più belle serate della mia vita, forse anche per i diversi Strawberry margaritas con cui cercavamo di spegnere il piccante... Da provare!


Noi al Cafe Coyote, maggio 2003. Da notare gli strawberry Margaritas...

lunedì 6 febbraio 2012

Lonza di maiale al miele di castagno


Di nuovo un arrosto su queste pagine. Una disputa di oggi via Facebook con la mia amica Marialuisa mi ha fatto ricordare di questo arrosto, buono e profumato, tanto semplice da realizzare quanto d'effetto. E' un pò di tempo che non preparo questo piatto, ed è vero che in dieta è preferibile la Fesa di tacchino al latte; ma la vita è sofferenza, ed ogni tanto qualche bella soddisfazione ce la possiamo pure togliere, no?!?
Ora, dico io, per scelta di vita devo escludere già più di qualche soddisfazione, possibile che pure a tavola debba mortificare occhi, palato e cuore? No, non ci sto, e finisce che entro questa settimana compro una bella arista e me la preparo con questa ricetta. L'ideale sarebbe l'arrivo di qualche ospite. Tra i frati, l'arrivo degli ospiti è sempre un ottimo alibi...ehm volevo dire motivo per cucinare e sopratutto per mangiare. Al grido di "sembra  brutto", non passiamo (quasi) mai un brodino di dado a chi ci viene a trovare. Allora, le preghiere serali saranno rivolte all'arrivo, una di queste sere, di qualcuno a cena; ma non improvviso: devo comprare l'arista!


Ingredienti per 4 persone:

1 kg di lonza di maiale;
150 gr di miele di castagno;
trito di spezie per arrosti (quelli già pronti sono un'ottima soluzione);
brodo di carne.
sale, pepe, olio d'oliva;


Preparazione:

Come sempre, iniziate con il legare la lonza, se non fosse già stato fatto dal macellaio. 
Massaggiate per bene la carne con il trito di aromi. Se preferite potete fare voi un bel trito con salvia, rosmarino, alloro, delle bacche di ginepro schiacciate, aglio schiacciato, sale e pepe. Lasciate poi riposare la carne avvolta nella pellicola per un'ora circa; ovviamente più riposa e più assorbirà i profumi del trito.
Passato il tempo necessario, mettete la carne a rosolare in poco olio (per i fegati più coraggiosi il burro è una validissima alternativa), in un tegame, fino a farlo rosolare bene da ogni lato.
Quando la lonza è bene ed uniformemente colorita, potete trasferirla in una teglia da forno leggermente unta, e metterla poi in forno già caldo a 190°. Far ripartire la cottura della carne  in forno, e dopo 10 minuti bagnare con un mestolo di brodo.
Quando il brodo sarà quasi del tutto asciugato, tirate la teglia fuori dal forno, e cospargete il pezzo di carne con il miele di castagno; almeno all'inizio basterà far colare direttamente il miele sulla carne.
Abbassate il forno a 170°-160° e procedete con la cottura, avendo cura di girare ogni tanto la carne, e spennellarla con il fondo di cottura di miele e brodo.
Portate a cottura (ci vorranno circa altri 40 minuti), tirate fuori la lonza e lasciatela riposare per una decina di minuti prima di tagliarla.
Potete servire questo arrosto con un'insalata di valeriana, noci e dadini di mele, avendo cura di versare sopra il tutto la salsa di miele lasciata a scaldare nella teglia e nel forno spento.

Il miele di castagno è un miele dal gusto particolare, forte ed amaro. Credo si sposi bene con il sapore del maiale. Arrosto glassa bene la carne, creando una crosticina che da quel non so che di gusto in più. Se provandolo vi sembra insolito di sapore, potete sostituirlo con il più classico e più delicato miele d'acacia.

Ecco qua, la mia sfida mediatica con Marialuisa e le sue Caramelle di pollo mai assaggiate è lanciata. Mai sfidare un frate, sotto dieta, sotto esami, sotto la neve: la reazione potrebbe essere...inaspettata! Non  mi resta che sperare che suonino alla porta (non starete mica uscendo di casa per raggiungermi?!?), accendere il forno, e prepararmi al profumo delle api che lavorano sulla lonza.



ps: Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti sotto, e se vi piace il blog linkatelo! E non dimenticate di diventare lettori fissi cliccando a dx "Membri". Lasciate la vostra mail a dx, "follow by email" per gli aggiornamenti. 

sabato 4 febbraio 2012

Pasta e patate





La via di casa mia, 4 feb 2012
Se qualcuno non lo avesse capito, a Roma è nevicato. Ma proprio neve neve, non quei quattro fiocchetti ormai annuali che fanno affacciare i bambini alla finestra. No, neve, che ha sepolto tutto e tutti, con la sua magia bianca. Stamattina non c'erano rumori, la luce era ovattata, la situazione surreale.
I prati lungo la Casilina
Surreale anche per la gente, che come al solito si è divisa fra catastrofisti e sognatori. I primi impegnati, come diceva il poeta "a stramaledire le donne, il tempo ed il governo"; i secondi, invece, a passeggiare con la testa fra le nubi, ad ammirare quella tela bianca che per una volta era la periferia. Non sono mancati gli eccentrici: uscendo verso le undici, mi sono trovato davanti marito e moglie, sui 65-70, in salopette da sci e doposci (almeno non erano quelli pelosi), che forse cercavano gli impianti di risalita per raggiungere Torbellamonaca...; poco più là, su un prato al bordo della Casilina, un signore attempato faceva sci di fondo! Non sto scherzando. Io di mio, che come al solito sono meteopatico al contrario, ho vissuto un momento di gloria con questo freddo ed il cielo plumbeo. Non so che farci, l'inverno mi attiva il metabolismo. 
Resta il fatto che il freddo è freddo, e anche stasera per cena, corro ai ripari almeno culinari: una bella e fumante pasta e patate rasserena lo spirito, il cuore, riscalda; e dopo tante spezie mi riporta a giocare sul terreno nazionale. Vediamo come l'ho preparata, semplicissimo:


Ingredienti per 6 persone:

500 gr di cannolicchi piccoli;
5/6 grosse patate;
1/2 cipolla;
Rosmarino (facoltativo);
2 dadi da cucina;
Olio e pepe;
Parmigiano.


Preparazione:

C'è poco da dire sul come preparare questa delizia invernale: bisogna innanzitutto (maddai!) pelare le patate, e tagliarle a cubetti piccoli.
In una pentola capiente, con un filo d'olio, si buttano le patate; la mezza cipolla fatta a pezzi (se piace potete metterne tranquillamente di più); se piace un rametto di rosmarino (o un cucchiaio scarso di aghi secchi);
Dopo qualche minuto aggiungete acqua necessaria per la minestra, due dadi da cucina, olio d'oliva e portate il tutto ad ebollizione, a fuoco lento e coperto. La cottura a fuoco lento permette alle patate di rilasciare gradualmente il loro sapore, le loro sostanze e l'amido nell'acqua; è più lenta ma più efficace.
Tutto quello che c'era da fare, per buona parte del tempo, è fatto. Bisogna attendere che le patate siano ben cotte, che si sfaldino facilmente. Quando la cottura è a questo punto, tirate su una buona metà dei cubetti di patate, scolateli e in una scodella schiacciateli con il dorso di una forchetta. Una volta ottenuta la purea, riversatela nella minestra, mescolate e fate cuocere per altri 2-3 minuti.
A questo punto, se è l'ora di cena, buttate i cannolicchi, e quando sono pronti versate la minestra nelle scodelle, profumando tutto con pepe macinato fresco e un filo d'olio. Potete, a vostro gusto, aggiungere una bella manciata di parmigiano, o, per i più coraggiosi, di pecorino grattugiato al momento.

Roma, 4 feb 2012
Il problema di sfangare l'inverno, come vedete, non esiste. Basta sapere che ci sono le armi giuste per queste temperature polari, e chissà che non rimpiangiate questi piatti col caldo, aspettando un altro inverno per una profumata pasta e patate! Perchè tanto, "un altro inverno, tornerà domani".
 Buon appetito.

venerdì 3 febbraio 2012

Zuppa di broccoletti e fagioli



Vabbè, che faccia freddo l'abbiamo capito chiaramente, visto che lo stanno dicendo in tutte le salse e, sopratutto, basta mettere il naso fuori di casa per accorgersene. La domanda che resta da farci è: "Come provvedere?", cosa possiamo inventarci in cucina per affrontare tutto questo? E' fuori dubbio che ci sono dei piatti che gridano la loro presenza sulla tavola, quando le temperature scendono. E allora vai con le polente, da queste parti con salsicce e spuntature di maiale; un bel brodino di pollo o di gallina, che fa sempre la sua porca figura, seguito dal bollito stesso.
A casa mia, una ricetta che scalda sempre cuore, mente e...panza, è la zuppa di broccoletti. E' ottima, semplice, con qualche accortezza può essere leggera. Vediamo un pò di cosa sto parlando, visto che ho appena finito di prepararla per il pranzo:


Ingredienti per 4/6 persone:

1 kg abbondante di broccoletti romani puliti;
3 confezioni di borlotti in scatola (si possono usare ovviamente secchi, o freschi quando si può, ma così è più veloce ed altrettanto buona);
Un barattolo di salsa di pomodoro;
Battuto per il soffritto di cipolla, sedano, carota;
Peperoncino;
Olio, sale e pepe.


Preparazione:

Si inizia preparando una normale pasta e fagioli: si fanno soffriggere le verdure in poco olio e peperoncino (anche molto se piace), si buttano 2 delle tre scatole di fagioli, ben scolati, e si lasciano insaporire.
Si aggiunge poi la salsa di pomodoro, acqua, e si lascia cuocere il tutto per 10 minuti.
A questo punto si aggiungono i broccoletti romani ben puliti e lavati, e tagliati grossolanamente. si copre la pentola avendo cura di girare le verdure spesso, perché almeno all'inizio appassiscano e perdano di volume.
Quando le verdure sono ben appassite ed amalgamate ai fagioli, salate, pepate, aggiungete se c'è bisogno altra acqua e portate la zuppa a cottura, controllando la cottura dei broccoletti.
Quando vi renderete conto che mancheranno pochi minuti, buttate dentro l'ultimo barattolo di fagioli, con il liquido di conservazioni. Fatelo per avere dei fagioli più consistenti nella zuppa, visto che i precedenti ormai saranno quasi completamente sciolti e diventati l'ottima cremina che caratterizza la zuppa!
na volta pronta, servitela immediatamente, fumante, in scodelle sul cui fondo avrete adagiato fette alte di pagnotta seri (intendo Lariano, Cori...bella crosta spessa e mollica soda). Mettete un filo d'olio buono, e se volete altro pepe. Mangiate, mangiate, mangiate e riscaldatevi, che qua, il freddo, non accenna a diminuire!
Fatemi sapere cosa ne pensate, buon appetito!


giovedì 2 febbraio 2012

Fesa di tacchino al latte

Sì, come tutti sono roso dai sensi di colpa post vacanze di Natale: sono, come dire, leggermente appesantito. Ed è per questo che ho rispolverato il mio vecchio programma nutrizionale basato sulla rilevazione delle intolleranze alimentari sulla base della biorisonanza. Il criterio guida è che il corpo assimila male, perchè non "li tollera", alcuni alimenti, e quello ci fa ingrassare. Basta scoprire quali sono questi alimenti, eliminarli dalla dieta per il resto della vita (sigh!), e il gioco è fatto.
Il kamut, alternativa leggera al grano/frumento
Il problema, nel mio caso, è che sono intollerante praticamente a tutto: tutte le farine (escluso il kamut), lattosio, carni rosse, maiale, agnello, quasi tutti i pesci, quasi tutta la frutta e verdura... Insomma, per farla breve levo pasta, vino, latte, caffè... e bisogna riconoscere che il tutto funziona sempre bene e sempre velocemente: si perdono velocemente cm, ci si sgonfia in un attimo! 
Il rovescio della medaglia, è che la mia dieta non varia molto, e le carni bianche spesso, troppo spesso, regnano sulla mia tavola. Per questo, tutto quello che mi rimane da fare è usare la fantasia per non mangiare sempre le stesse cose, e così ho preparato una bella fesa di tacchino da 1 kg con la ricetta con cui di solito preparo l'arista di maiale, e devo dire che ne è valsa la pena. Assolutamente! Il tacchino, che solitamente non sa di un piffero, come per magia si è rianimato, acquistando un sapore dolce, goloso e sopratutto insperato.
Ecco a voi la ricetta, che vi posto per 1 kg di fesa, e che voi adatterete ai vostri ospiti:

Ingredienti:

1 kg di fesa di tacchino in un unico pezzo (ovviamente)
1/2 lt di latte (io per le mie intolleranze uso quello ad alta digeribilità)
1 cipolla, sedano e carota
Rosmarino e salvia
Sale, pepe, olio q.b.

Preparazione:

Prima di tutto, se non è già fatto, legate la fesa per non farla scomporre nella cottura, e mettete tra lo spago alcuni rametti di rosmarino. Cospargetela di sale e pepe.
In una casseruola ampia abbastanza da contenere esattamente (almeno il più possibile) la fesa, fate rosolare in poco olio un battuto sedano, carote, mezza cipolla e la salvia. la rimanente mezza cipolla affettatela sottilmente e tenetela da parte.
Fate rosolare a fuoco vivo la fesa nella casseruola, finchè non si colori bene da tutte le parti, avendo cura ogni volta che la girate, di adagiarci sopra qualche fetta di cipolla.
Quando la carne sarà ben dorata, versatevi dentro il mezzo litro di latte a temperatura ambiente, abbassate la fiamma e coprite. Lasciate cuocere così la fesa, circa un'ora, avendo cura di girarla ogni tanto, ed aggiungendo poco latte se dovesse asciugarsi troppo.
Sembra strano, ma è tutto qui! Quando la carne è cotta, tirate fuori la fesa e mettetela a raffreddare da una parte, per poterla poi tagliare più facilmente.
Se volete, frullate il fondo di cottura (io lo preferisco non frullato per sentire le verdure), rimettetelo sulla fiamma bassa ed aggiungetevi un cucchiaio di farina per addensarlo.
Tagliate la fesa (io la servo anche tiepida, o addirittura fredda, ma se preferite potete scaldarla a bagnomaria) e nappate le fette con la salsa.
Che dire, veloce, semplice, buono. Certo, se volete aggiungere più sapore, sostituite come vi ho detto il tacchino con l'arista di maiale, e, se proprio volete farvi male, l'olio iniziale con il burro, come prevede la ricetta originale. Per una versione meno pesante invece, riducete le cipolle al solo battuto del soffritto.
Buon appetito e fatemi sapere!