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martedì 11 settembre 2012

Zucchine ripiene di tacchino

Prima di riniziare ufficialmente la vita normale del post-vacanze, godiamoci questi ultimi scampoli d'estate almeno a tavola, dove possiamo ancora preparare cose leggere e gustose prima di passare alla roba seria invernale!
La ricetta di oggi, che vi lascio al volo al volo, è una versione delle classiche zucchine ripiene, con un inedito ripieno di tacchino profumato al basilico e maggiorana. Veloce, profumata, ha almeno tre meriti: rende saporito il tacchino che solitamente sa di poco e niente; è veloce da preparare; si può preparare prima e consumare fredda. Ideale per le ultime cene pre-autunnali, per un brunch, per appassionati di carni bianche.
Vediamo la ricetta:


Ingredienti per 4 persone

4 zucchine grandi e sode.
250 gr di fesa di tacchino macinata
1 uovo
2 cucchiai di parmigiano reggiano
Basilico
Maggiorana
Sale e pepe
Noce moscata


Preparazione

Iniziate con il tagliare per la lunghezza le zucchine, avendo cura di dividerle perfettamente in due. Svuotatele dell'interno, lasciando chiuse le estremità, e raccogliendo la polpa in una ciotola.

Tritate la polpa, e mescolate il macinato di tacchino, l'uovo, il parmigiano, il basilico fatto a pezzi e la maggiorana. Salate, pepate e profumate con la noce moscata.

Riempite le zucchine con il composto, premendolo leggermente e disponetele in una teglia.

Infornate in forno già caldo a 200° per circa 20-25 minuti, o comunque finché non siano dorate.
Lasciate raffreddare le zucchine ripiene e consumatele o tiepide o fredde.


Beh, davvero una ricetta lampo, veloce nella realizzazione e nella scrittura...visto tutti gli impegni di questi giorni.

Un saluto a tutti e come al solito, fatemi sapere cosa ne pensate!

sabato 30 giugno 2012

Fagiolini al pesto di aglio, alici e mentuccia

Post veloce e facile oggi pomeriggio. Io non son un grande amante delle verdure, ma se proprio deve essere, che siano i sapori ed i profumi della mia infanzia. Questa ricetta mi riporta indietro negli anni, quando mio madre, e mia nonna prima di lei, pestavano nel mortaio di legno gli ingredienti per condire i fagiolini. E mi torna in mente, ogni volta che la preparo, la gioia delle prime volte in cui l'onore (poi capii che era onere) di pestare toccava a me: i miei primi passi tra le ricette!
E' una preparazione classica nelle nostre zone, caratteristica anche per l'uso della mentuccia, insostituibile (meglio non mettere niente).


Ingredienti:

1 kg e 1/2 di fagiolini puliti
1 spicchio d'aglio
3 cucchiai di aceto
6-8 filetti di alici sott'olio
2-3 rametti di mentuccia romana
olio evo
sale

Preparazione:

La ricetta, ovviamente, è tutta nel condimento: dopo aver lessato i fagiolini mettete nel mortaio l'aglio diviso in due, l'aceto, 4-5 filetti di acciughe spezzettati, la mentuccia, lasciando da parte qualche fogliolina.
"Pistate" bene e velocemente, aggiungendo dopo un primo momento un filo d'olio per amalgamare meglio il composto.
Condite con questo pesto i fagiolini, aggiungendo l'altro olio necessario, il sale, i rimanenti filetti di alici spezzettati grossolanamente, le foglioline di mentuccia.
Lasciate riposare in frigorifero fino al momento di servire in tavola.


La mentuccia romana
Come tutte le preparazioni in cui il condimento è la chiave, prima condite i fagiolini, più riposano, meglio è. Il mortaio sarebbe d'obbligo nella ricetta, ma se non doveste averlo, potete frullare gli ingredienti in una tazza con un frullatore ad immersione, dando dei colpetti brevi per creare una poltiglia non troppo liquida.

Mi raccomando: la mentuccia, o niente! 

Un pò di verdura fresca e profumata, per combattere questa fine giugno sotto il segno di Caronte! Buon'appetito.

mercoledì 27 giugno 2012

Cous cous con sugo di polipetti veraci

L'estate porta vacanze? No, porta esami, e aveva ragione chi diceva che gli esami non finiscono mai! Io alla mia veneranda età ancora studio l'estate, anche se una luce in fondo al tunnel inizia a vedersi: il prossimo 3 luglio finirò i miei esami di Teologia, laureandomi finalmente...in attesa della specializzazione del prossimo anno!
Tutto questo per dire che l'abbandono del blog, e di voi lettori, è più che motivato. Comunque, tra un esame e l'altro continuo a scaricare le tensioni tra i fornelli, e almeno sono fedele a queste pagine scattando foto di quello che esce fuori.
E allora ecco a voi la mia penultima preparazione (domani o dopodomani posterò l'ultima), un piatto decisamente estivo, che ha il merito di portare il mare dove il mare non arriva altrimenti: il classico cous cous è accompagnato da un sugo ristretto di polipi veraci, piccante e speziato grazie alla pasta Harissa, la pasta nordafricana a base di peperoncino fresco ed aglio.
Vediamo come prepararlo:


Ingredienti per 6 persone:

6 tazze di cous cous (che io alzerei tranquillamente a 8)
1 1/2 kg di polpetti veraci puliti
1 cucchiaio di pasta Harissa
750 gr di passata di pomodoro
2 spicchi d'aglio
1 bicchiere di vino bianco secco
olio evo


Preparazione

Iniziate, ovviamente col far soffriggere lo aglio schiacciato nell'olio. Appena inizia a soffriggere, aggiungete la pasta Harissa e mescolate.

Mettete nella padella i polpetti, 


e a fuoco medio aspettate che buttino fuori la loro acqua, e che questa asciughi bene.

Solo a questo punto aggiungete il vino bianco secco e aspettate che si restringa.

Aggiungete la passata di pomodoro e come inizia a sobbollire coprite e portate i polpetti a cottura, avendo cura di scoperchiare gli ultimi minuti per far restringere il sugo.

La salsa dovrà risultare densa, se ci fosse bisogno di prolungare la cottura potete aggiungere un pò di acqua calda, senza esagerare per non annacquare troppo il tutto.
Quando il sugo sarà pronto, cuocete il cous cous secondo le istruzioni e servite con il sugo bollente. Io preferisco comporre direttamente i piatti, ma si può anche presentare tutto il cous cous con al centro il sugo di polpi.

La preparazione non è complicata, forse un pò lunga, ma credo ne valga assolutamente la pena. L'importante è non alzare troppo la fiamma, per evitare che i polpetti asciughino troppo in fretta, induriscano e cuociano male. 
Un ottimo vino bianco freddo è d'obbligo, e se volete rendere il tutto più speziato, aggiungete altra Harissa, anche in corso d'opera. Avrete bisogno di più vino, ma il gusto ci guadagna!

Buon caldo a tutti!


ps: non trovate polpetti freschi? Vabbè, usateli pure congelati, ma compratene un paio di kg, che spesso si riducono quasi fino a sparire!

martedì 3 aprile 2012

Riso alla cantonese


Mi si reclamano ricette primaverili, e primavera sia! Nei colori, nella praticità, nella possibilità di mangiarlo anche tiepido, mi sembra che questo riso, classico ma leggermente rivisitato, possa raccontarci una primavera che in questi giorni in realtà latita.
Il riso alla cantonese è il piatto più tipico del menù cinese, e sfido ad alzare la mano a chi non l'abbia assaggiato almeno una volta. Il valore aggiunto di questa ricetta sta nel riciclaggio: si può, anzi si deve fare con il riso avanzato (o fatto avanzare apposta). Quindi, quando avete in mente risotto, riso lesso... fatene un pò di più e il giorno dopo preparatevi questo viaggio verso oriente. 
Vediamo la ricetta, semplicissima:


Ingredienti per 4 persone:

400 gr di riso thai
200 gr di piselli
200 gr di wurstel di pollo
1 cipollotto fresco
1 uovo
1 cucchiaio di salsa di soia
olio di semi, pepe

Preparazione:

Innanzitutto, come detto, il riso deve essere del giorno prima. Non solo per il vantaggio del riciclo, ma proprio perché la ricetta vuole quella consistenza. Perciò, se potete programmare la cosa, il giorno prima cuocete il riso thai col solito metodo pilaf, 1 parte di riso, una di acqua e cottura fino a totale assorbimento.


Il giorno della ricetta sbollentate i piselli, anche surgelati per 10 minuti; tagliate a listarelle i wurstel.
Mentre i piselli cuociono fate una frittatina con l'uovo, che dovrà risultare un pò alta. Tagliate a listarelle anche la frittata.


Quando i piselli sono pronti, scolateli, e saltateli in poco olio di semi con i wurstel, possibilmente in un wok. Aggiungete il cipollotto tagliato grossolanamente, anche la prima parte verde.


Lasciate insaporire e buttate nel wok il riso. Fate saltare mescolando continuamente per qualche minuto, finché tutto non risulti amalgamato, ed il riso ben caldo. 


Aggiungete il pepe, fate insaporire velocemente e aggiungete alla fine la salsa di soia, sempre mescolando. Spegnete il fuoco e mescolate ancora per un minuto.
A questo punto basta decorare aggiungendo i pezzetti di frittata, e servite in tavola direttamente nel wok.

Considerando che il riso dovrebbe essere pronto, quanto ci vuole? 15-20 minuti e potrete portare in tavola un assaggio di Cina. La cucina cinese resta una delle mie preferite, e ogni volta che posso preparo qualcosa. Ora poi che si inizia a mangiare all'aperto, un pò di colore nel piatto, su un bel riso bianco, non può che far bene agli occhi, al cuore e alla gola!
Buon appetito!

domenica 25 marzo 2012

Pennette gamberi e porcini


Ieri, all'ultimo momento, siamo rimasti a pranzo in due: io e fra Marco. Non solo non ci si può perdere d'animo per un evento del genere, e non lo abbiamo fatto; ma visto che oltre che bravi cuochi, siamo entrambi anche ghiotti, abbiamo cercato di trasformare la perdita in opportunità: in cerca di ispirazione abbiamo aperto sportelli, frigorifero e congelatore, e qui abbiamo trovato un piccolo sacchetto di porcini surgelati. Che fare? Una "banale" pasta ai porcini può definirsi un'opportunità? Direi proprio di no! L'opportunità era poter mangiare dei gamberi, che mangiamo raramente. Ed allora di corsa ad acquistare i crostacei, tanto essendo solo due, ed essendo la pasta anche coi porcini, ce la saremmo cavata con un paio di semplici etti!
La pasta è riuscita benissimo, ma sopratutto è stata velocissima: vista la rapidità di cottura sia dei porcini surgelati che dei gamberi (che come vuole la tradizione crostacea e peschereccia in generale: "il pesce meno cuoce e meglio è") in una ventina di minuti era tutto pronto. Cotta la pasta e scolata, è proprio il caso di dire che c'è voluto più a dirlo che a farlo.
Vediamo come procedere:

Ingredienti per 4 persone:
400 gr di mezze penne rigate (le mie erano Garofalo) 
400 gr di porcini surgelati (ovviamente in stagione i freschi sono la perfezione, ma c'è davvero bisogno che scriva queste banalità?)
400/500 gr di gamberi di media misura (per i portafogli pieni: vai coi gamberoni!)
un dado da cucina 
2 filetti di alici diliscati
scalogno
erba cipollina
mezzo bicchiere di cognac
sale e pepe

Preparazione

Per prima cosa sgusciate i gamberi. Io conservo teste e tutto il resto e le metto a bollire nell'acqua in cui poi cuocerò la pasta. 2/3 minuti di bollore vivo, filtro l'acqua e la rimetto sul fuoco. Creo così un brodetto di pesce in cui buttare le penne. Questo metodo di cottura lo uso originalmente per preparare i gnocchetti di patate con i gamberi, come mi ha insegnato la mia amica Duilia: lo gnocchetto si insaporisce in maniera incredibile se cotto in questo brodo; devo dire che funziona bene anche con gli altri tipi di pasta.
Mentre aspettate il bollore dell'acqua, affettate uno scalogno, e fatelo appassire in olio evo, con del peperoncino e due filetti di alici, che farete sciogliere nel soffritto. Quando il soffritto sarà pronto buttate i funghi ancora surgelati, fateli insaporire un paio di minuti, aggiungete poca acqua calda ed il dado. Continuate la cottura per 5 minuti.
Quando i funghi sono cotti, buttate dentro i gamberi e lasciateli insaporire brevemente. Aggiungete il cognac e sfiammate, attendendo che l'alcool bruci e la fiamma si spenga.
Mescolate ancora un pò quando la fiamma sarà spenta, per far svanire l'ultimo sentore di alcool e far insaporire benissimo i gamberi.
Nel frattempo cuocete le penne al dente, scolatele e mettetele nella padella con il condimento. Saltate velocemente per un minuto, spegnete il fuoco e saltate ancora a fuoco spento per un altro minuto, aggiungendo verso l'ultimo l'erba cipollina, il pepe, e correggendo il sale se necessario.


Quanto ci avete messo? Ve l'avevo detto che era molto molto veloce, un primo sprint che però può risolvere l'esigenza di improvvisi ospiti con gusti seri. E poi l'accoppiamento "mare e terra" fa sempre la sua figura!
Non mi resta che augurarvi come al solito buon appetito, aspettando la prossima volta in cui rimarremo di nuovo in due, e cercheremo di nuovo una veloce e ghiotta ispirazione. Pace e bene!

giovedì 22 marzo 2012

Peperoni e cipolle rosse in agrodolce


Oggi, complice la primavera arrivata, una bella ricetta colorata e profumata. Protagonisti, ancora una volta, i peperoni, che tanto successo hanno riscosso nel loro precedente post come Peperoni ripieni. Oggi sono giustamente accompagnati da belle e fresche cipolle rosse, dolci e delicate, il tutto cotto molto a lungo in un agrodolce creato con aceto di vino rosso, zucchero di canna e miele. Vediamo bene come fare.


Ingredienti per 6 persone:

5 peperoni grandi, di diversi colori
5 cipolle rosse
un dado da cucina
un bicchiere di aceto di vino rosso
un cucchiaio abbondante di zucchero di canna
un cucchiaino di miele di acacia
un cucchiaino di salsa Habanero o Tabasco


Preparazione:

La parte più lunga di questa preparazione, e anche la più scocciante, è quella relativa alla pulitura ed affettatura di cipolle e peperoni: entrambi dovranno essere ben mondati (attenti alle mani tinte di rosso dalle cipolle) e tagliati a listarelle sottili.


Una volta tagliate le verdure, iniziate col mettere in una pentola molto capace le cipolle, in poco olio evo. Fatele cuocere per qualche minuto a fuoco vivo, e quando vedete che stanno ad un passo dalla doratura, aggiungete un pò di acqua calda per fermare il soffritto, ed iniziate a stufarle.


Intanto magari potete finire di affettare i peperoni, 


e quando le cipolle sono bene appassite, aggiungete le listarelle di peperoni.
All'inizio sarà tutto molto ingombrante, quindi dovete piano piano girare per iniziare subito a farli amalgamare con le cipolle. Coprite con il coperchio giusto e dopo qualche minuto girate bene i peperoni, che avranno iniziato a perdere volume. 


Dategli tempo di tirare fuori l'acqua, e quando questa si sarà asciugata (ci vorrà un pò, sopratutto perché coperti) aggiungete un bicchiere di acqua bollente, un dado, mescolate e coprite di nuovo. 
Avendo cura di girare ogni tanto aspettate 10/15 minuti, e quando anche quest'acqua si sarà asciugata aggiungete un bel bicchiere di aceto nel quale avrete fatto sciogliere benissimo un cucchiaio colmo di zucchero di canna. mettete anche un pizzico di sale e mescolate. Lasciate scoperto per qualche minuto per far evaporare l'aceto poi coprite di nuovo e fate cuocere coperto per altri 10 minuti. 


Dopo questo tempo scoprite, ed iniziate a far asciugare bene le verdure: andranno mescolate più spesso, anche se, nel caso si attaccassero un pò, la crosticina del peperone è eccezionale. 
Quando vi accorgerete che il liquido è quasi del tutto asciutto, aggiungete il cucchiaino di miele e quello di salsa piccante, e mescolate bene, per far caramellare col miele peperoni e cipolle. 


Ora basta aspettare che il piatto sia cremoso ma non più bagnato, ed il gioco è fatto!


Che dite, con questo sole e queste temperature più dolci, potremmo dire che la primavera è arrivata? Noi nel dubbio iniziamo a preparare piatti che almeno la portino in tavola. Certo, la mitologia vuole che un piatto di peperoni e cipolle leggero non sia (e non lo è...) però vedere tutto quel rosso, quel giallo, e sentire quel profumo, fa pensare ai prati, alle scampagnate. Poco importa se nelle scampagnate non possiamo correre perché...a panza piena! E poi un bel piatto vegetariano fa felici molte persone, a partire dalla mia adorata Simonetta!

Fatemi sapere e pace e bene a tutti!

martedì 20 marzo 2012

"Zuppe ai calamaretti o alle seppiette", da un libro degli anni '30


Il post di oggi, tanto per autodarmi il bentornato sulle mie pagine dopo gli impegni pastorali, è decisamente atipico: innanzitutto posto una ricetta mai fatta, quindi niente foto di piatti in esecuzione né tanto meno pronti; la lingua in cui la ricetta è trascritta è la lingua originale in cui fu scritta nel 1931. Perché, e questa è l'ultima particolarità del post, questa ricetta proviene da un bellissimo libro di cucina, editato per la prima volta proprio nel 1931 a Genova, scritto da un padre dell'Ordine dei frati Minini (conoscete san Francesco di Paola, loro fondatore?), p. Gaspare Dellepiane e che resta ancora oggi un gioiello della letteratura culinaria, intitolato "Cucina di strettissimo magro, senza carne, uova e latticini". Il padre Delle Piane, visto il regime alimentare, cosiddetto "magro", che prevedeva per la quaresima e altri periodi dell'anno l'astensione totale dalla carne e dai derivati, riprende un libro del 1880, lo amplia e stampa. Nel 2004, per la "Il golfo reprint", questo libro è stato rieditato in una bella edizione anastatica che conserva quindi anche l'originale fascino tipografico; una seconda ristampa è seguita nel 2007.
Un mio collega di studi frate Minimo, fra Taras Yeher, sapendo la mia passione culinaria, me lo ha regalato, ed io lo presento a voi, fondendo il forte tempo liturgico di quaresima con una fantasia culinaria che aggira, almeno a tavola, l'ostacolo!
Ciò che più mi affascina di questo libro, è la ricchezza, in ogni senso, degli ingredienti. Le sue ricette parlano di terra e di mare liguri, che come avrete capito in altri post io amo, oggi come allora duri di lavoro, ma capaci di ripagare chi si fida di loro con slanci di generosità nei prodotti, nei colori e nei profumi. Ricchezza nella qualità: si passa dai mille prodotti della terra, come piselli, ceci, fave, lattughe e spinaci, ai gioielli del mare, telline, arselle, calamari... Ed è sul mare che si aprono molte sorprese: quello che oggi troverebbe posto in un raffinato menù costosissimo, sembra fosse abituale su tavole di poveri frati; prodotti ormai rari sulle nostre coste, come le aragoste (ecco apparire nell'indice "Arigusta fritta alla salsa", o costosi nella immaginario collettivo, come le ostriche (proposte in mille maniere, anche in semplici minestre) o il caviale, proposto in frittata. E poi ci sono delle ricette che oggi farebbero rabbrividire qualsiasi ecologista, ma che all'epoca sembravano essere abituali, e quindi con la materia prima facilmente reperibile. Appaiono fra i piatti del libro (senza dover per forza dare un giudizio di merito!) ": "Frittata alle uova di tartaruga", "Umido di tartaruga di terra", "Musciame di delfino", "Sanguinacci di tartaruga di mare".
Io, non cadendo nella trappola del giudizio, rimango affascinato da tutto questo, che ripeto, sa comunque parlarmi di tempi andati. Le ricette sono moltissime, un indice davvero invidiabile. E' diviso in 28, anzi XXVIII capitoli, che raggruppano le ricette per tipo; tra i più particolari ci sono: i ripieni, praticamente per ogni cosa; un intero capitolo su guarnizioni, di patate, di carciofi, di ravanelli, di "uovoli"...; "abbrustolati"; budini, ma non dolci: alle polpette di pesce, di caviale, di lumache, di arselle con piselli freschi... Ci sono poi dolci, liquori, conserve... Insomma, tutta la sapienza naturale che solo un ordine religioso di tradizione secolare, dedito alla coltivazione, magari alla pesca, riesce a conservare e a tramandare.
Io vi posto una ricetta di zuppa forse tra le più "banali", ma forse per questo realizzabile. La posto, come detto, copiando esattamente formula e linguaggio del libro. Vediamola:


Dosi per sei porzioni.

Calamaretti o seppiette - gram. 350
Cipolla - 1
Aglio - spicchi 2
Sedano e prezzemolo - mazzettino 1
Pomidoro - 5
Pignoli - gram. 40
Olio - cucchiai 5
Acqua e sale quanto basta.


Mettete delle seppiette o dei calamaretti purgati dal nero, ben lavati, e poi sgocciolati, in casseruola con olio, sale, aglio, cipolla, sedano, carota, e funghi secchi rammollati, il tutto tritato. Lasciateli soffriggere con questi addobbi per sette o otto minuti; indi aggiungetevi dei pomidoro dipellati e purgati dai semi, non che dei pignoli pestati, e stemperati in un po' di acqua fresca; e quella quantità di acqua bollente che, vi abbisogna. Quando siano arrivati a perfetta cottura versateli nella zuppiera sopra i crostini fritti o abbrustolati, e serviteli in tavola.


Questa è solo una di 476 ricette che parlano di mare, di terra, ma sopratutto dell'ingegno dell'uomo. Io cercherò di prepararla, ma non so se aggiungerò comunque le foto, o lascerò questa patina del tempo al post. Non vorrei che scoprissimo che i pomodori dipellati oggi possono trovarsi in barattolo, o che a quei tempi persino i crostini erano "abbrustolati" meglio che oggi. Quindi, sopratutto se vi affascinerà come affascina me, aprirò di nuovo questo libro e vi trascriverò qualche altra chicca (poco importa se, come in questo caso, gli ingredienti della lista sono meno di quelli effettivamente usati!).
Mai come ora, dovete farmi sapere cosa ne pensate! E come dice l'autore dell'edizione originale ottocentesca: 

«finalmente stante la coscienziosa sincerità colla quale abbiamo esposto i moduli di ciascun piatto, ognuno può essere certo, che quanto viene prescritto in essi, non è già il parto di capricciosa fantasia, ma di una lunga esperienza dovuta all’esercizio dell’arte».

domenica 26 febbraio 2012

Cipolline in agrodolce con confettura di zenzero


Complici due confezioni di cipolline borettane già pulite trovate nel frigorifero (e che neanche ricordavo di aver comprato), per stasera ho cucinato questo piatto delizioso. E semplice e veloce, e per non farmi troppo abituare a post lunghi e poetici, stavolta vi beccate la ricetta nuda e cruda (che gioco di parole banale...).
Il tocco di poesia c'è comunque, perché stavolta le ho fatte con una variante rispetto alla mia ricetta usuale: la mia amica Yrma di Afiammadolce (avete già visitato il suo bellissimo blog?), commentando i miei quadrucci coi piselli, mi ha suggerito di uccidere il raffreddore con tisane allo zenzero. Io, che sono un bambino e mi fisso per tutto, ho iniziato a sognare e odorare lo zenzero ovunque, ma a casa ho trovato solo una meravigliosa confettura di zenzero. E allora, presto detto: le mie cipolline borettane in agrodolce, che solitamente preparo con la confettura di albicocche, sono state modificate. Che zenzero sia! Le mangeremo per cena, ma ovviamente le ho già assaggiate: funziona tutto alla perfezione! L'aroma leggermente piccante dello zenzero incontra perfettamente la cipollina. Allora, ecco come preparare questa ricetta, e in mezz'ora, fare un figurone con chiunque:


Ingredienti per 6/8 persone:

600 gr di cipolline borettane (io le ho comprate già pelate, e non è poco!)
2 cucchiai di confettura di zenzero
1/2 bicchiere di aceto balsamico
1 cucchiaio di miele d'acacia
1 bicchiere d'acqua calda
sale e pepe.


Preparazione:

Iniziate facendo dorare le cipolline in olio evo, in una padella abbastanza larga da contenerle tutte in uno strato.

Quando sono colorite, aggiungete la confettura di zenzero; aspettate che si sciolga e fate insaporire per un pò le cipolline.


A questo punto aggiungete il mezzo bicchiere di aceto balsamico in cui avrete sciolto il miele. dopo un paio di minuti aggiungete il bicchiere d'acqua calda, salate e portate a cottura in circa venti minuti.


Prima di servire correggete di sale se serve e spolverate di pepe nero macinato al momento.

Le vostre cipolline sono pronte, ottime per accompagnare arrosti o carni a lunga cottura, ma eccezionali anche con formaggi, per i quali la confettura fa da ponte perfettamente.

Io utilizzo spesso le confetture per accoppiamenti culinari poco usati dalle mie parti. Per esempio l'altro giorno abbiamo mangiato le classiche pepite di pollo fritte. C'erano amici ospiti, tutto molto informale, e per rendere le pepite meno...scontate, le ho servite con delle ciotoline di confettura di lamponi. Eccezionali!
Provate e fatemi sapere.

giovedì 23 febbraio 2012

Peperoni ripieni


Dopo qualche giorno di silenzio (solitamente i silenzi corrispondono ad impegni o esami; stavolta erano esami...) eccomi di ritorno, con un'ispirazione presa direttamente oggi al supermercato. Non so voi, ma io non riesco a resistere quando vedo dei bei peperoni colorati, carnosi e regolari: la mente va automaticamente al peperone ripieno!
Io mangio poca verdura, ma mangerei peperoni sempre e ovunque; questa ricetta, insieme ai peperoni arrostiti conditi con olio, aglio e capperi, è la mia maniera preferita di cucinarli e, è naturale, di mangiarli! 
Anche in  questo caso attingo dal ricettario della memoria: è uno dei piatti di mia nonna che porto nel cuore, ed il solo annusare l'odore del pangrattato che cuoce nel cuore giallo o rosso di un peperone mi fa viaggiare nel tempo. La regina dei peperoni imbottiti resta mia zia Antonella, che ha ereditato la ricetta dalla madre, e devo dire, caso più unico che raro, non c'è differenza sostanziale fra l'antico sapore nonnesco e la riproduzione ziesca.
In più, sono felice di postare una ricetta vegetariana, come mi ha chiesto un mio follower di Twitter, @uno_in_ricerca, anche se lo dico e lo ribadisco qua: io sono un carnivoro, né pentito, né, dubito, convertibile!
Approfittiamo comunque di questa botta vegetariana, dedicata a @uno_in_ricerca, e vediamo come si preparano i peperoni ripieni, la mia cena di stasera:


Ingredienti per 4 persone:

4 peperoni grandi e colorati;
320 gr. di pangrattato;
2 spicchi d'aglio piccoli tritati;
250 gr. di olive nere di Gaeta;
un pugno di capperi sotto sale;
olio di semi, sale e pepe.


Preparazione:

Innanzitutto preparate i peperoni. Dovete comprarli i più regolari possibile, magari con un fondo piatto che permetta loro di rimanere bene in piedi nella teglia da forno. Sceglieteli ovviamente carnosi, non ammaccati, e di colore diversi per un miglior effetto finale.
Tagliate la parte superiore con il picciolo e tenetela da parte, puliteli delicatamente delle parti bianche interne, dei semi, sciacquateli bene e fateli scolare capovolti.
Snocciolate le olive (di Gaeta, mi raccomando, fanno assolutamente la differenza!) e tritatele grossolanamente; Sciacquate bene i capperi;
Unite l'aglio tritato, i capperi, le olive e il pangrattato, e aggiungete olio di semi, finché il composto non risulti morbido.
Mescolate bene il composto, salate e pepate, ed utilizzatelo per farcire ogni peperone per circa i 2/3 della loro grandezza (se fossero molto grandi potreste aver bisogno di più pangrattato. Aumentate le quantità in proporzione). Coprite ogni peperone con il proprio coperchio.
Poggiate i peperoni nella teglia, in piedi, condite ancora con un filo d'olio e salate leggermente.
Fate cuocere in forno ben caldo per il tempo necessario affinché i peperoni risultino morbidi e leggermente abbrustoliti.

Come vedete, come sempre, è una ricetta molto facile e molto veloce. E' un piatto senza stagione, soprattutto ora che la verdura non ha più un suo calendario specifico. Certo, banale dirlo, comprate sempre verdura di stagione, che appaga meglio naso e bocca.
Questo è un'ottimo piatto anche in estate, magari freddo, magari un'ottima idea per un picnic, e perché no? per il vostro ferragosto in spiaggia. Sì, lo so, con una digestione simile potreste fare il bagno dopo ore e ore, ma...chissenefrega! Scoprite quanto sono buoni sotto l'ombrellone. I vicini dapprima vi guarderanno con disprezzo, poi vi prenderanno in giro. Ma piano piano la curiosità, poi l'invidia striscerà sotto il loro ombrellone. E scoppieranno, quando scopriranno che da bravi romani, avrete portato in spiaggia anche il pollo coi peperoni...
Buon appetito!


ps: Avete visto il nuovo logo? E' bellissimo, creato apposta per il blog da fra Fabio, mio confratello, grande designer e blogger. Date un'occhiata: al suo Frateweb, seguitelo su Facebook  e su Twitter @frateweb. Non ve ne pentirete!


mercoledì 11 gennaio 2012

Un tuffo nel (mio) passato culinario: Cape Cod Claw Chowder

Non sono stato sempre innamorato (ed in senso esclusivo non lo sono neanche ora), dei viaggi in Medioriente: un paio di vite fa la mia meta preferita erano gli Stati Uniti, che ho avuto la fortuna di visitare diverse volte, e dove tornerei, se ne avessi l'occasione, domani mattina!
Una veduta di Chatham
Una delle più belle vacanze negli States è stata la New England Fall 2003, una decina di giorni che ho passato con sei amici favolosi in un cottage ad East Falmouth, Cape Cod, Massachusset. Era il classico sogno di una vita, quello di passare l'autunno nel New England cercando di rincorrere le foreste che diventavano rosse per il foliage ( e purtroppo un autunno particolarmente caldo ce lo ha impedito). Ma foliage o no, quella vacanza è stata un sogno. Per me abituato all'America della West Coast, passare finalmente ad una costa più calma, più elegante, storica, non sembrava reale. Boston e tutta la sua zona è molto europea, ma con il plusvalore di panorami mozzafiato fatti di campagne e di baie nascoste, di distese di spiagge fredde e di porti dove il pesce la fa da padrone.
Io e i miei amici mangiamo Lobster Chowder
a Martha's Vineyard
Ed è proprio da questi porti, e da questo pesce, che vi do la ricetta di oggi, uno dei piatti più caratteristici delle coste americane: il Clam Chowder. Questa zuppa a base di vongole, patate e bacon, si trova in molte varianti un pò in ogni posto di mare (eccezionale quella di san Francisco, preparata con granchio e servita in una bowl di pane che si mangia alla fine della zuppa), e viene consumata sia nei ristoranti, che in comodi bicchieri mentre si sta in giro. Vi giuro, da provare assolutamente. Quella che vi posto è la classica, originaria proprio della bellissima penisola a sud di Boston chiamata Cape Cod (Capo merluzzo, tanto per rimanere in tema), famosa per essere la residenza preferita dei Kennedy.


Ingredienti per 6 persone:


  • 4 etti circa di vongole (ovviamente con le vongole fresche, magari lupini, il risultato è eccellente. ma per un risultato comunque buono, ma molto, molto più veloce, potete usare le vongole in barattolo, di quelle conservate nel loro liquido, che pure servirà);
  • 2 fette di bacon tagliate alte;
  • 4 patate medie pelate e fatte a cubetti;
  • 1/2 tazza di cipolla tritata;
  • 2 tazze e 1/2 di latte;
  • 1 tazza di panna light
  • 3 cucchiai di farina;
  • 1 cucchiaino di salsa Worchestershire
  • sale e pepe macinato fresco.
Se usate le vongole fresche, fatele aprire, coperte in un pentola, solo con un filo d'olio, dopo di che sgusciatele, tagliatele grossolanamente, mettetele da parte, conservando il liquido di cottura dopo averlo filtrato; se usate le vongole in barattolo, scolatele conservando il liquido e tagliatele sempre grossolanamente.
Aggiungete al liquido delle vongole tanta acqua necessaria a raggiungere la quantità di due tazze.
In una padella, fate dorare il bacon fatto a cubetti, levatelo dalla padella e conservatelo.
Nella stessa padella mettete il liquido delle vongole, le patate a cubetti e la cipolla, e cucinate coperti per 15 minuti circa, o comunque finché le patate non siano tenere.
Aggiungete le vongole, 2 tazze di latte e la panna light.
Mescolate la rimanente 1/2 tazza di latte con la farina, ed aggiungete alla zuppa.
Cucinate mescolando finché la zuppa non sobbolla; a questo punto cuocete per un altro minuto.
Aggiungete la salsa Worchestershire, sale e pepe macinato fresco, e servite la zuppa bella calda, ricoperta col bacon e se volete con crostini di pane.

Vedrete, non rimarrete delusi da quella che è una delle mie ricette di mare preferite! I profumi si mescolano con delicatezza, nessuno supera l'altro. Questa zuppa è un miracolo di equilibrio.


Liam McGuire canta "Carrighfergus"
B-B-Q Ribs al Liam McGuire's

Se poi riusciste a mangiarla proprio sulle coste del New England sarebbe perfetto! Se andata a Cape Cod, non dimenticate di fare un salto al Liam McGuire's Pub di Falmouth, ottimo locale, con ottima cucina del luogo, tra cui proprio il Clam Chawder (ma io proverei i loro carciofi, e le fantastiche B-B-Q ribs, che io adoro e che divoro in foto). E spesso, come vedete in foto, Liam canta bellissime ballate celtiche per intrattenere i suoi ospiti. In una delle nostre serate cantò "Carrighfergus", una ballad che mi fa sempre sognare, e che vi lascio in regalo, nella versione che Loreena McKennitt ha inciso nel 1985 nel suo album "Elemental". 
Che dire, sono riuscito a convincervi a prenotare un volo per il New England?

martedì 10 gennaio 2012

Ri-ripartiamo, con una idea speciale per lo za'atar!

Ogni volta che vedo l'icona del mio blog penso a quanti tradimenti su tutti i buoni propositi fatti!
Il problema sono i mille cambiamenti che si sono succeduti nella mia vita, nuova casa, nuovo fraternità, nuovi impegni, nuovo...tutto!
Ad aggiungere danno a lesioni gravi, come tutte le brave persone ciccione, da ieri sono a dieta. "E che ci fai allora qui?", direte voi. "Sublimo!" Chiaro! Non credo sia una coincidenza il mio riapparire qui e la mia dieta in cui posso mangiare solo cose a cui non sono intollerante (io, l'intollerante per eccellenza), e che, ahimè, sono molte e tutte buone. La cosa bella di questo regime alimentare, è che dei cibi che tollero posso mangiarne quanti ne voglio, e allora mi devo sbizzarrire, e fantasticare in spezie e condimenti.
Per questo ieri sera mi è venuta in mente una cosa ottima: Fondere due mie passioni, il pollo ed il medioriente, entrambi tollerabilissimi, e così ho pensato di condire tre cosce di pollo con lo za'atar. Come, non sapete cosè lo za'atar? E' una miscela di spezie, principalmente a base di timo, sesamo e sale, ma ogni famiglia, ogni gruppo etnico ha la sua ricetta speciale. Ed ecco così apparire nello za'atar origano, cumino, finocchio, maggiorana...
Elbabour, the galilee mill, Nazareth

Un pezzo di pane pita bagnato in ottimo olio d'oliva, e poi poggiato su una ciotola di za'atar secco, è uno spuntino classicissimo in medioriente, i palestinesi lo considerano il loro piatto tipico, con hummus ed olive.

Se fate un viaggio da quelle parti, dovete assolutamente assaggiarlo, e sopratutto parlare con chi lo vende, che, a meno che non sia il solito negozietto da turisti di suq, sa sicuramente raccontarvi la storia del suo za'atar di famiglia. Per esempio, se andate a Nazareth (un giorno vi racconterò la Nazareth culinaria), una visita a Elbabour, il più antico e famoso mulino della Galilea, oggi negozio dai mille profumi, dove comprare ottima frutta secca e sopratutto quattro diversi tipi di za'atar è assolutamente d'obbligo!
Detto questo, non ho ricette da darvi, ma semplicemente dirvi che il pollo, "massaggiato" con dello za'atar, e messo a cuocere su un letto di patate (za'atar anche su queste!), è veramente buono. La leggera salatura della miscela fa si che non si debba aggiungere altro sale, e le molte erbe in essa compensano benissimo, esaltando il sapore del pollo e delle patate. Se riuscite a preoccuparvi un pò di za'atar provate, e ditemi cosa ne pensate.

sabato 15 ottobre 2011

Sto tornando... con l'Hummus!

...non è che vi abbia abbandonato. E in realtà non so neanche se qualcuno se ne sia accorto del mio silenzio che dura ormai da 3 mesi.

Ma la buona (?) notizia, è che sto tornando. Ho fatto tutto quello che dovevo fare, promesso tutto quello che dovevo promettere, traslocato come dovevo traslocare, ed ora ci sono, e ci sono anche molte ricette da condividere, prese in questi tre mesi di girovagare.
A questo punto non mi resta che mettere in ordine la testa, e postarvi, subito come inizio, qualcosa di buono e veloce. Come dite l'hummus tanto buono che ho mangiato a tonnellate in Israele e Giordania quest'estate?!? Va bene, va  bene: Hummus sia!

Cosa è l'hummus:
E' una crema di ceci deliziosa, pastosa, che viene servita praticamente in ogni momento, in ogni posto, in ogni situazione, nei paesi medioorientali. Si gusta benissimo da sola, meglio se raccolta direttamente dal piatto con un pezzo di pane pita, ma è ottima come accompagnamento di molti piatti, primi fra tutti i felafel:


Ingredienti:

Vi do la ricetta con i ceci secchi, ma vanno benissimo anche i ceci in scatola, che dovrete scolare alla perfezione. Il segreto di un ottimo hummus sta nella qualità della Tahina, la pasta di semi di sesamo che è alla base della sua preparazione. Ormai è molto facile trovarla pronta, sopratutto nelle grandi città, nei soliti supermercati etnici (io un paio di volte l'ho trovata anche da Carrefour)

  • 3 tazze di ceci secchi (i più piccoli che trovate in commercio)
    • una tazza scarsa di tahina
    • il succo di tre limoni
    • 2/3 spicchi d'aglio (ce ne vorrebbero anche di più, vedete un pò vooi. Io spesso ne metto addirittura di meno)
    • mezzo cucchiaino di cumino
    • tre cucchiaini di bicarbonato di sodio
    • sale
    • prezzemolo (io lo sostituisco spesso con paprika dolce perchè, ahimè, non sopporto il prezzemolo)
    • olio d'oliva extravergine e molto, molto buono.

    Iniziate con il lavare benissimo i ceci, finchè l'acqua non risulti pulita. Poi metteteli a bagno per una notte con molta acqua (3/4 litri)) e con 2 cucchiaini di bicarbonato.
    Il mattino dopo lavateli benissimo e lasciateli scolare ancora meglio (inutile dire, che i ceci in scatola accorciano i tempi di molto, dovendo saltare questi passi!).
    Mettete i ceci in una pentola capace e copriteli con acqua, aggiungete un cucchianino di bicarbonato, per ammorbidirli. 
    Il suq di Gerusalemme/1
    Fate partire la cottura a fiamma molto alta fino al bollore, dopodichè abbassatela e lasciate sobbollire, "schiumando" quando  necessario, anche per levare le pellicine che galleggieranno in superficie.
    Continuate a cuoccere lentamente finchè i ceci risultino morbidi.
    Scolate i celi e passateli (anche con il mixer, finchè sono ancora caldi, tenendone da parte un pò per la guarnizione, e un pò di acqua di cottura per regolare il tutto se dovesse risultare troppo asciutto mentre lo passate: dovrà essere soffice.

    Alla fine, aggiungete la tahina, il succo di limone, l'aglio sminuzzato, il sale e l'lolio d'oliva, e spolverate col prezzemolo tritato (o la paprika dolce).

    Il suq di Gerusalemme/2
    Gustatelo velocemente, ma potete conservarlo anche in frigo se avanza, avendo cura di mescolarlo prima di ripassarlo, visto che solitamente indurisce un pò in superficie nel frigo.
    Provatelo con le olive e il pane, un classico spuntino medioorientale, o, perchè no, con del pollo alla brace.
    Come al solito, chiudete gli occhi, inspirate bene, e viaggiate nelle notti d'oriente!



    ps: le quantità e l'impostazione della ricetta le ho prese da "Lonely Planet-Israele e i Territori Palestinesi": delle molte provate, è la preparazione che più mi ricorda gli originali.