giovedì 9 febbraio 2012

Enchiladas

Come anticipato, la cena di ieri sera è stata in stile messicano. Beh, non c'erano sombrero e quant'altro, ma sulla tavola, a farla da padrone, c'erano le enchiladas, uno dei miei piatti preferiti! Le preparo raramente, perché richiedono un pò di tempo, e il tempo non c'è mai, ma l'occasione di ieri meritava: il compleanno di fra Alberto! C'è l'usanza, fra di noi, che il festeggiato possa ordinare qualcosa di speciale per cena, e Alberto, su mio suggerimento, ha espresso il suo desiderio: Enchiladas. E messicano fu. Sembra un procedimento complesso, ma in realtà è solo un pò lunghetto: le enchiladas sono dei veri e propri cannelloni, ottenuti con delle tortillas di frumento, o meglio ancora di mais, riempite in questo caso con chili, e coperte di salsa, cipolle ad anelli e formaggio. Io non le faccio mai piccanti, mi limito al mix di spezie che solitamente è appena piccante, ma è chiaro che potete aggiungere peperoncino, tabasco, e altre salse messicane, come volete.
Vediamo piano piano come fare, partendo dagli ingredienti:



Ingredienti per 4/6 persone:

12 tortillas, meglio se di mais;
1 kg di carne macinata, anche mista vitello/maiale;
4 bustine di spezie per chili (1/2 la userete per la salsa topping);
2 cipolle medie;
2 spicchi d'aglio;
2 barattoli di fagioli borlotti;
2 barattoli di salsa di pomodoro;
120 gr. di formaggio filante.



Preparazione:

Iniziate col tritare una cipolla e l'aglio, e fate soffriggere il trito in poco olio, aggiungendo una delle bustine di spezie;




Quando il soffritto sarà fatto, aggiungete la carne, e cuocetela a fuoco vivo finché non sia asciugata l'acqua di cottura. Intanto mescolate e sciogliete in 300 ml di acqua calda altre due bustine e mezzo di spezie.



Quando l'acqua della carne si sarà asciugata, e il macinato sarà ben colorato, aggiungete le spezie sciolte nell'acqua, mescolate molto bene per far insaporire, e cuocete mescolando per 10 minuti.



A questo punto aggiungere i fagioli scolati, e dopo un paio di minuti un barattolo di salsa di pomodoro.



La preparazione del ripieno è pronta dopo circa 10 minuti di cottura del pomodoro.



Per il topping, in un pentolino soffriggete di nuovo un trito di poca cipolla ed aglio, aggiungete la salsa di pomodoro avanzata e le spezie rimaste. Fate cuocere brevemente, e addensate lievemente con pochissima farina.
Prima di comporre le enchiladas, affettate la rimanente cipolla ad anelli e grattugiate il formaggio con una grattugia a fori larghi (per comodità io tengo il pezzo di formaggio per mezz'ora nel freezer, si grattugia meglio). Ottimo e ideale è il formaggio ceddar, ma io uso quello che trovo, per esempio l'emmenthal. Alcune ricette originali messicane prevedono il formaggio di capra.
Mettete sul fondo della teglia da forno un pò di salsa per non far attaccare le enchiladas.
Aprite le confezioni di tortillas, e separatele una dall'altra; spesso per l'umidità tendono ad incollarsi; fate tutto delicatamente perché non si formino buchi. 
Scaldate le tortillas velocemente, una decina di secondi al microonde, un minuto in forno tradizionale a temperatura media, poi iniziate a comporre l'enchiladas, mettendo al centro di ogni tortilla riscaldata un paio di cucchiai di chili, e arrotolandola bene.



Disponete la tortilla arrotolata nella teglia da forno, e continuate finchè non abbiate finito tutte le tortillas. 



A questo punto versate la salsa topping sulle tortillas, disponete sopra gli anelli di cipolla e il formaggio grattugiato.


Infornate a temperatura alta. Le enchiladas saranno pronte quando il formaggio sarà fuso e inizierà a fare "bolle".

Le enchiladas sono pronte!

La vostra cena messicana così sarà ad un ottimo punto. Potete servire come antipasto delle tortilla chips da mangiare con la salsa guacamole e un'altra salsa fatta di pomodori tagliati a dadini, a cui aggiungerete cipolla tritata, uno o due spicchi di aglio schiacciato, peperoncini jalapenos a fette (li trovate ormai, in lattina, in moltissimi supermercati) e salsa habanero o tabasco. Potete servire anche del riso messicano bianco. Beveteci sopra Stawberry Margarita per una vera cena messicana, aiuterà a spegnere i sapori piccanti!

Sia le enchiladas che il chili, se avanzassero, possono essere tranquillamente congelati, ma per un'idea sfiziosa in più, nel caso vi fosse avanzato del chili (o magari fatene di più apposta), fate così:
distribuitelo, mischiando ad esso jalapenos a cubetti, in ciotoline di coccio, che potrete poi portare direttamente in tavola; guarnite con formaggio filante grattuggiato e gratinate in forno, servendo velocemente quando il formaggio avrà fatto la crosticina.  Può essere un altro antipasto, o un ottimo complemento di cena.

Ecco qua, la vostra seratina messicana è pronta. Potete anche servire tutto in piatti molto larghi, in cui comporrete le enchiladas, un pò di guacamole e dadolata di pomodori, riso bianco e strisce di lattuga. Il successo è assicurato!
Cafe Coyote, Old San Diego, Ca.
Poi, se siete così fortunati di passare dalle parti di San Diego, nella Old Town potrete mangiare una cucina messicana eccellente al Cafe Coyote, uno dei migliori ristoranti messicani dove sia mai stato! Era il 2003, solita vacanza con i miei zii e mio fratello Diego. Una delle più belle serate della mia vita, forse anche per i diversi Strawberry margaritas con cui cercavamo di spegnere il piccante... Da provare!


Noi al Cafe Coyote, maggio 2003. Da notare gli strawberry Margaritas...

lunedì 6 febbraio 2012

Lonza di maiale al miele di castagno


Di nuovo un arrosto su queste pagine. Una disputa di oggi via Facebook con la mia amica Marialuisa mi ha fatto ricordare di questo arrosto, buono e profumato, tanto semplice da realizzare quanto d'effetto. E' un pò di tempo che non preparo questo piatto, ed è vero che in dieta è preferibile la Fesa di tacchino al latte; ma la vita è sofferenza, ed ogni tanto qualche bella soddisfazione ce la possiamo pure togliere, no?!?
Ora, dico io, per scelta di vita devo escludere già più di qualche soddisfazione, possibile che pure a tavola debba mortificare occhi, palato e cuore? No, non ci sto, e finisce che entro questa settimana compro una bella arista e me la preparo con questa ricetta. L'ideale sarebbe l'arrivo di qualche ospite. Tra i frati, l'arrivo degli ospiti è sempre un ottimo alibi...ehm volevo dire motivo per cucinare e sopratutto per mangiare. Al grido di "sembra  brutto", non passiamo (quasi) mai un brodino di dado a chi ci viene a trovare. Allora, le preghiere serali saranno rivolte all'arrivo, una di queste sere, di qualcuno a cena; ma non improvviso: devo comprare l'arista!


Ingredienti per 4 persone:

1 kg di lonza di maiale;
150 gr di miele di castagno;
trito di spezie per arrosti (quelli già pronti sono un'ottima soluzione);
brodo di carne.
sale, pepe, olio d'oliva;


Preparazione:

Come sempre, iniziate con il legare la lonza, se non fosse già stato fatto dal macellaio. 
Massaggiate per bene la carne con il trito di aromi. Se preferite potete fare voi un bel trito con salvia, rosmarino, alloro, delle bacche di ginepro schiacciate, aglio schiacciato, sale e pepe. Lasciate poi riposare la carne avvolta nella pellicola per un'ora circa; ovviamente più riposa e più assorbirà i profumi del trito.
Passato il tempo necessario, mettete la carne a rosolare in poco olio (per i fegati più coraggiosi il burro è una validissima alternativa), in un tegame, fino a farlo rosolare bene da ogni lato.
Quando la lonza è bene ed uniformemente colorita, potete trasferirla in una teglia da forno leggermente unta, e metterla poi in forno già caldo a 190°. Far ripartire la cottura della carne  in forno, e dopo 10 minuti bagnare con un mestolo di brodo.
Quando il brodo sarà quasi del tutto asciugato, tirate la teglia fuori dal forno, e cospargete il pezzo di carne con il miele di castagno; almeno all'inizio basterà far colare direttamente il miele sulla carne.
Abbassate il forno a 170°-160° e procedete con la cottura, avendo cura di girare ogni tanto la carne, e spennellarla con il fondo di cottura di miele e brodo.
Portate a cottura (ci vorranno circa altri 40 minuti), tirate fuori la lonza e lasciatela riposare per una decina di minuti prima di tagliarla.
Potete servire questo arrosto con un'insalata di valeriana, noci e dadini di mele, avendo cura di versare sopra il tutto la salsa di miele lasciata a scaldare nella teglia e nel forno spento.

Il miele di castagno è un miele dal gusto particolare, forte ed amaro. Credo si sposi bene con il sapore del maiale. Arrosto glassa bene la carne, creando una crosticina che da quel non so che di gusto in più. Se provandolo vi sembra insolito di sapore, potete sostituirlo con il più classico e più delicato miele d'acacia.

Ecco qua, la mia sfida mediatica con Marialuisa e le sue Caramelle di pollo mai assaggiate è lanciata. Mai sfidare un frate, sotto dieta, sotto esami, sotto la neve: la reazione potrebbe essere...inaspettata! Non  mi resta che sperare che suonino alla porta (non starete mica uscendo di casa per raggiungermi?!?), accendere il forno, e prepararmi al profumo delle api che lavorano sulla lonza.



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sabato 4 febbraio 2012

Pasta e patate





La via di casa mia, 4 feb 2012
Se qualcuno non lo avesse capito, a Roma è nevicato. Ma proprio neve neve, non quei quattro fiocchetti ormai annuali che fanno affacciare i bambini alla finestra. No, neve, che ha sepolto tutto e tutti, con la sua magia bianca. Stamattina non c'erano rumori, la luce era ovattata, la situazione surreale.
I prati lungo la Casilina
Surreale anche per la gente, che come al solito si è divisa fra catastrofisti e sognatori. I primi impegnati, come diceva il poeta "a stramaledire le donne, il tempo ed il governo"; i secondi, invece, a passeggiare con la testa fra le nubi, ad ammirare quella tela bianca che per una volta era la periferia. Non sono mancati gli eccentrici: uscendo verso le undici, mi sono trovato davanti marito e moglie, sui 65-70, in salopette da sci e doposci (almeno non erano quelli pelosi), che forse cercavano gli impianti di risalita per raggiungere Torbellamonaca...; poco più là, su un prato al bordo della Casilina, un signore attempato faceva sci di fondo! Non sto scherzando. Io di mio, che come al solito sono meteopatico al contrario, ho vissuto un momento di gloria con questo freddo ed il cielo plumbeo. Non so che farci, l'inverno mi attiva il metabolismo. 
Resta il fatto che il freddo è freddo, e anche stasera per cena, corro ai ripari almeno culinari: una bella e fumante pasta e patate rasserena lo spirito, il cuore, riscalda; e dopo tante spezie mi riporta a giocare sul terreno nazionale. Vediamo come l'ho preparata, semplicissimo:


Ingredienti per 6 persone:

500 gr di cannolicchi piccoli;
5/6 grosse patate;
1/2 cipolla;
Rosmarino (facoltativo);
2 dadi da cucina;
Olio e pepe;
Parmigiano.


Preparazione:

C'è poco da dire sul come preparare questa delizia invernale: bisogna innanzitutto (maddai!) pelare le patate, e tagliarle a cubetti piccoli.
In una pentola capiente, con un filo d'olio, si buttano le patate; la mezza cipolla fatta a pezzi (se piace potete metterne tranquillamente di più); se piace un rametto di rosmarino (o un cucchiaio scarso di aghi secchi);
Dopo qualche minuto aggiungete acqua necessaria per la minestra, due dadi da cucina, olio d'oliva e portate il tutto ad ebollizione, a fuoco lento e coperto. La cottura a fuoco lento permette alle patate di rilasciare gradualmente il loro sapore, le loro sostanze e l'amido nell'acqua; è più lenta ma più efficace.
Tutto quello che c'era da fare, per buona parte del tempo, è fatto. Bisogna attendere che le patate siano ben cotte, che si sfaldino facilmente. Quando la cottura è a questo punto, tirate su una buona metà dei cubetti di patate, scolateli e in una scodella schiacciateli con il dorso di una forchetta. Una volta ottenuta la purea, riversatela nella minestra, mescolate e fate cuocere per altri 2-3 minuti.
A questo punto, se è l'ora di cena, buttate i cannolicchi, e quando sono pronti versate la minestra nelle scodelle, profumando tutto con pepe macinato fresco e un filo d'olio. Potete, a vostro gusto, aggiungere una bella manciata di parmigiano, o, per i più coraggiosi, di pecorino grattugiato al momento.

Roma, 4 feb 2012
Il problema di sfangare l'inverno, come vedete, non esiste. Basta sapere che ci sono le armi giuste per queste temperature polari, e chissà che non rimpiangiate questi piatti col caldo, aspettando un altro inverno per una profumata pasta e patate! Perchè tanto, "un altro inverno, tornerà domani".
 Buon appetito.

venerdì 3 febbraio 2012

Zuppa di broccoletti e fagioli



Vabbè, che faccia freddo l'abbiamo capito chiaramente, visto che lo stanno dicendo in tutte le salse e, sopratutto, basta mettere il naso fuori di casa per accorgersene. La domanda che resta da farci è: "Come provvedere?", cosa possiamo inventarci in cucina per affrontare tutto questo? E' fuori dubbio che ci sono dei piatti che gridano la loro presenza sulla tavola, quando le temperature scendono. E allora vai con le polente, da queste parti con salsicce e spuntature di maiale; un bel brodino di pollo o di gallina, che fa sempre la sua porca figura, seguito dal bollito stesso.
A casa mia, una ricetta che scalda sempre cuore, mente e...panza, è la zuppa di broccoletti. E' ottima, semplice, con qualche accortezza può essere leggera. Vediamo un pò di cosa sto parlando, visto che ho appena finito di prepararla per il pranzo:


Ingredienti per 4/6 persone:

1 kg abbondante di broccoletti romani puliti;
3 confezioni di borlotti in scatola (si possono usare ovviamente secchi, o freschi quando si può, ma così è più veloce ed altrettanto buona);
Un barattolo di salsa di pomodoro;
Battuto per il soffritto di cipolla, sedano, carota;
Peperoncino;
Olio, sale e pepe.


Preparazione:

Si inizia preparando una normale pasta e fagioli: si fanno soffriggere le verdure in poco olio e peperoncino (anche molto se piace), si buttano 2 delle tre scatole di fagioli, ben scolati, e si lasciano insaporire.
Si aggiunge poi la salsa di pomodoro, acqua, e si lascia cuocere il tutto per 10 minuti.
A questo punto si aggiungono i broccoletti romani ben puliti e lavati, e tagliati grossolanamente. si copre la pentola avendo cura di girare le verdure spesso, perché almeno all'inizio appassiscano e perdano di volume.
Quando le verdure sono ben appassite ed amalgamate ai fagioli, salate, pepate, aggiungete se c'è bisogno altra acqua e portate la zuppa a cottura, controllando la cottura dei broccoletti.
Quando vi renderete conto che mancheranno pochi minuti, buttate dentro l'ultimo barattolo di fagioli, con il liquido di conservazioni. Fatelo per avere dei fagioli più consistenti nella zuppa, visto che i precedenti ormai saranno quasi completamente sciolti e diventati l'ottima cremina che caratterizza la zuppa!
na volta pronta, servitela immediatamente, fumante, in scodelle sul cui fondo avrete adagiato fette alte di pagnotta seri (intendo Lariano, Cori...bella crosta spessa e mollica soda). Mettete un filo d'olio buono, e se volete altro pepe. Mangiate, mangiate, mangiate e riscaldatevi, che qua, il freddo, non accenna a diminuire!
Fatemi sapere cosa ne pensate, buon appetito!


giovedì 2 febbraio 2012

Fesa di tacchino al latte

Sì, come tutti sono roso dai sensi di colpa post vacanze di Natale: sono, come dire, leggermente appesantito. Ed è per questo che ho rispolverato il mio vecchio programma nutrizionale basato sulla rilevazione delle intolleranze alimentari sulla base della biorisonanza. Il criterio guida è che il corpo assimila male, perchè non "li tollera", alcuni alimenti, e quello ci fa ingrassare. Basta scoprire quali sono questi alimenti, eliminarli dalla dieta per il resto della vita (sigh!), e il gioco è fatto.
Il kamut, alternativa leggera al grano/frumento
Il problema, nel mio caso, è che sono intollerante praticamente a tutto: tutte le farine (escluso il kamut), lattosio, carni rosse, maiale, agnello, quasi tutti i pesci, quasi tutta la frutta e verdura... Insomma, per farla breve levo pasta, vino, latte, caffè... e bisogna riconoscere che il tutto funziona sempre bene e sempre velocemente: si perdono velocemente cm, ci si sgonfia in un attimo! 
Il rovescio della medaglia, è che la mia dieta non varia molto, e le carni bianche spesso, troppo spesso, regnano sulla mia tavola. Per questo, tutto quello che mi rimane da fare è usare la fantasia per non mangiare sempre le stesse cose, e così ho preparato una bella fesa di tacchino da 1 kg con la ricetta con cui di solito preparo l'arista di maiale, e devo dire che ne è valsa la pena. Assolutamente! Il tacchino, che solitamente non sa di un piffero, come per magia si è rianimato, acquistando un sapore dolce, goloso e sopratutto insperato.
Ecco a voi la ricetta, che vi posto per 1 kg di fesa, e che voi adatterete ai vostri ospiti:

Ingredienti:

1 kg di fesa di tacchino in un unico pezzo (ovviamente)
1/2 lt di latte (io per le mie intolleranze uso quello ad alta digeribilità)
1 cipolla, sedano e carota
Rosmarino e salvia
Sale, pepe, olio q.b.

Preparazione:

Prima di tutto, se non è già fatto, legate la fesa per non farla scomporre nella cottura, e mettete tra lo spago alcuni rametti di rosmarino. Cospargetela di sale e pepe.
In una casseruola ampia abbastanza da contenere esattamente (almeno il più possibile) la fesa, fate rosolare in poco olio un battuto sedano, carote, mezza cipolla e la salvia. la rimanente mezza cipolla affettatela sottilmente e tenetela da parte.
Fate rosolare a fuoco vivo la fesa nella casseruola, finchè non si colori bene da tutte le parti, avendo cura ogni volta che la girate, di adagiarci sopra qualche fetta di cipolla.
Quando la carne sarà ben dorata, versatevi dentro il mezzo litro di latte a temperatura ambiente, abbassate la fiamma e coprite. Lasciate cuocere così la fesa, circa un'ora, avendo cura di girarla ogni tanto, ed aggiungendo poco latte se dovesse asciugarsi troppo.
Sembra strano, ma è tutto qui! Quando la carne è cotta, tirate fuori la fesa e mettetela a raffreddare da una parte, per poterla poi tagliare più facilmente.
Se volete, frullate il fondo di cottura (io lo preferisco non frullato per sentire le verdure), rimettetelo sulla fiamma bassa ed aggiungetevi un cucchiaio di farina per addensarlo.
Tagliate la fesa (io la servo anche tiepida, o addirittura fredda, ma se preferite potete scaldarla a bagnomaria) e nappate le fette con la salsa.
Che dire, veloce, semplice, buono. Certo, se volete aggiungere più sapore, sostituite come vi ho detto il tacchino con l'arista di maiale, e, se proprio volete farvi male, l'olio iniziale con il burro, come prevede la ricetta originale. Per una versione meno pesante invece, riducete le cipolle al solo battuto del soffritto.
Buon appetito e fatemi sapere!

mercoledì 11 gennaio 2012

Un tuffo nel (mio) passato culinario: Cape Cod Claw Chowder

Non sono stato sempre innamorato (ed in senso esclusivo non lo sono neanche ora), dei viaggi in Medioriente: un paio di vite fa la mia meta preferita erano gli Stati Uniti, che ho avuto la fortuna di visitare diverse volte, e dove tornerei, se ne avessi l'occasione, domani mattina!
Una veduta di Chatham
Una delle più belle vacanze negli States è stata la New England Fall 2003, una decina di giorni che ho passato con sei amici favolosi in un cottage ad East Falmouth, Cape Cod, Massachusset. Era il classico sogno di una vita, quello di passare l'autunno nel New England cercando di rincorrere le foreste che diventavano rosse per il foliage ( e purtroppo un autunno particolarmente caldo ce lo ha impedito). Ma foliage o no, quella vacanza è stata un sogno. Per me abituato all'America della West Coast, passare finalmente ad una costa più calma, più elegante, storica, non sembrava reale. Boston e tutta la sua zona è molto europea, ma con il plusvalore di panorami mozzafiato fatti di campagne e di baie nascoste, di distese di spiagge fredde e di porti dove il pesce la fa da padrone.
Io e i miei amici mangiamo Lobster Chowder
a Martha's Vineyard
Ed è proprio da questi porti, e da questo pesce, che vi do la ricetta di oggi, uno dei piatti più caratteristici delle coste americane: il Clam Chowder. Questa zuppa a base di vongole, patate e bacon, si trova in molte varianti un pò in ogni posto di mare (eccezionale quella di san Francisco, preparata con granchio e servita in una bowl di pane che si mangia alla fine della zuppa), e viene consumata sia nei ristoranti, che in comodi bicchieri mentre si sta in giro. Vi giuro, da provare assolutamente. Quella che vi posto è la classica, originaria proprio della bellissima penisola a sud di Boston chiamata Cape Cod (Capo merluzzo, tanto per rimanere in tema), famosa per essere la residenza preferita dei Kennedy.


Ingredienti per 6 persone:


  • 4 etti circa di vongole (ovviamente con le vongole fresche, magari lupini, il risultato è eccellente. ma per un risultato comunque buono, ma molto, molto più veloce, potete usare le vongole in barattolo, di quelle conservate nel loro liquido, che pure servirà);
  • 2 fette di bacon tagliate alte;
  • 4 patate medie pelate e fatte a cubetti;
  • 1/2 tazza di cipolla tritata;
  • 2 tazze e 1/2 di latte;
  • 1 tazza di panna light
  • 3 cucchiai di farina;
  • 1 cucchiaino di salsa Worchestershire
  • sale e pepe macinato fresco.
Se usate le vongole fresche, fatele aprire, coperte in un pentola, solo con un filo d'olio, dopo di che sgusciatele, tagliatele grossolanamente, mettetele da parte, conservando il liquido di cottura dopo averlo filtrato; se usate le vongole in barattolo, scolatele conservando il liquido e tagliatele sempre grossolanamente.
Aggiungete al liquido delle vongole tanta acqua necessaria a raggiungere la quantità di due tazze.
In una padella, fate dorare il bacon fatto a cubetti, levatelo dalla padella e conservatelo.
Nella stessa padella mettete il liquido delle vongole, le patate a cubetti e la cipolla, e cucinate coperti per 15 minuti circa, o comunque finché le patate non siano tenere.
Aggiungete le vongole, 2 tazze di latte e la panna light.
Mescolate la rimanente 1/2 tazza di latte con la farina, ed aggiungete alla zuppa.
Cucinate mescolando finché la zuppa non sobbolla; a questo punto cuocete per un altro minuto.
Aggiungete la salsa Worchestershire, sale e pepe macinato fresco, e servite la zuppa bella calda, ricoperta col bacon e se volete con crostini di pane.

Vedrete, non rimarrete delusi da quella che è una delle mie ricette di mare preferite! I profumi si mescolano con delicatezza, nessuno supera l'altro. Questa zuppa è un miracolo di equilibrio.


Liam McGuire canta "Carrighfergus"
B-B-Q Ribs al Liam McGuire's

Se poi riusciste a mangiarla proprio sulle coste del New England sarebbe perfetto! Se andata a Cape Cod, non dimenticate di fare un salto al Liam McGuire's Pub di Falmouth, ottimo locale, con ottima cucina del luogo, tra cui proprio il Clam Chawder (ma io proverei i loro carciofi, e le fantastiche B-B-Q ribs, che io adoro e che divoro in foto). E spesso, come vedete in foto, Liam canta bellissime ballate celtiche per intrattenere i suoi ospiti. In una delle nostre serate cantò "Carrighfergus", una ballad che mi fa sempre sognare, e che vi lascio in regalo, nella versione che Loreena McKennitt ha inciso nel 1985 nel suo album "Elemental". 
Che dire, sono riuscito a convincervi a prenotare un volo per il New England?

martedì 10 gennaio 2012

Ri-ripartiamo, con una idea speciale per lo za'atar!

Ogni volta che vedo l'icona del mio blog penso a quanti tradimenti su tutti i buoni propositi fatti!
Il problema sono i mille cambiamenti che si sono succeduti nella mia vita, nuova casa, nuovo fraternità, nuovi impegni, nuovo...tutto!
Ad aggiungere danno a lesioni gravi, come tutte le brave persone ciccione, da ieri sono a dieta. "E che ci fai allora qui?", direte voi. "Sublimo!" Chiaro! Non credo sia una coincidenza il mio riapparire qui e la mia dieta in cui posso mangiare solo cose a cui non sono intollerante (io, l'intollerante per eccellenza), e che, ahimè, sono molte e tutte buone. La cosa bella di questo regime alimentare, è che dei cibi che tollero posso mangiarne quanti ne voglio, e allora mi devo sbizzarrire, e fantasticare in spezie e condimenti.
Per questo ieri sera mi è venuta in mente una cosa ottima: Fondere due mie passioni, il pollo ed il medioriente, entrambi tollerabilissimi, e così ho pensato di condire tre cosce di pollo con lo za'atar. Come, non sapete cosè lo za'atar? E' una miscela di spezie, principalmente a base di timo, sesamo e sale, ma ogni famiglia, ogni gruppo etnico ha la sua ricetta speciale. Ed ecco così apparire nello za'atar origano, cumino, finocchio, maggiorana...
Elbabour, the galilee mill, Nazareth

Un pezzo di pane pita bagnato in ottimo olio d'oliva, e poi poggiato su una ciotola di za'atar secco, è uno spuntino classicissimo in medioriente, i palestinesi lo considerano il loro piatto tipico, con hummus ed olive.

Se fate un viaggio da quelle parti, dovete assolutamente assaggiarlo, e sopratutto parlare con chi lo vende, che, a meno che non sia il solito negozietto da turisti di suq, sa sicuramente raccontarvi la storia del suo za'atar di famiglia. Per esempio, se andate a Nazareth (un giorno vi racconterò la Nazareth culinaria), una visita a Elbabour, il più antico e famoso mulino della Galilea, oggi negozio dai mille profumi, dove comprare ottima frutta secca e sopratutto quattro diversi tipi di za'atar è assolutamente d'obbligo!
Detto questo, non ho ricette da darvi, ma semplicemente dirvi che il pollo, "massaggiato" con dello za'atar, e messo a cuocere su un letto di patate (za'atar anche su queste!), è veramente buono. La leggera salatura della miscela fa si che non si debba aggiungere altro sale, e le molte erbe in essa compensano benissimo, esaltando il sapore del pollo e delle patate. Se riuscite a preoccuparvi un pò di za'atar provate, e ditemi cosa ne pensate.