sabato 4 febbraio 2012

Pasta e patate





La via di casa mia, 4 feb 2012
Se qualcuno non lo avesse capito, a Roma è nevicato. Ma proprio neve neve, non quei quattro fiocchetti ormai annuali che fanno affacciare i bambini alla finestra. No, neve, che ha sepolto tutto e tutti, con la sua magia bianca. Stamattina non c'erano rumori, la luce era ovattata, la situazione surreale.
I prati lungo la Casilina
Surreale anche per la gente, che come al solito si è divisa fra catastrofisti e sognatori. I primi impegnati, come diceva il poeta "a stramaledire le donne, il tempo ed il governo"; i secondi, invece, a passeggiare con la testa fra le nubi, ad ammirare quella tela bianca che per una volta era la periferia. Non sono mancati gli eccentrici: uscendo verso le undici, mi sono trovato davanti marito e moglie, sui 65-70, in salopette da sci e doposci (almeno non erano quelli pelosi), che forse cercavano gli impianti di risalita per raggiungere Torbellamonaca...; poco più là, su un prato al bordo della Casilina, un signore attempato faceva sci di fondo! Non sto scherzando. Io di mio, che come al solito sono meteopatico al contrario, ho vissuto un momento di gloria con questo freddo ed il cielo plumbeo. Non so che farci, l'inverno mi attiva il metabolismo. 
Resta il fatto che il freddo è freddo, e anche stasera per cena, corro ai ripari almeno culinari: una bella e fumante pasta e patate rasserena lo spirito, il cuore, riscalda; e dopo tante spezie mi riporta a giocare sul terreno nazionale. Vediamo come l'ho preparata, semplicissimo:


Ingredienti per 6 persone:

500 gr di cannolicchi piccoli;
5/6 grosse patate;
1/2 cipolla;
Rosmarino (facoltativo);
2 dadi da cucina;
Olio e pepe;
Parmigiano.


Preparazione:

C'è poco da dire sul come preparare questa delizia invernale: bisogna innanzitutto (maddai!) pelare le patate, e tagliarle a cubetti piccoli.
In una pentola capiente, con un filo d'olio, si buttano le patate; la mezza cipolla fatta a pezzi (se piace potete metterne tranquillamente di più); se piace un rametto di rosmarino (o un cucchiaio scarso di aghi secchi);
Dopo qualche minuto aggiungete acqua necessaria per la minestra, due dadi da cucina, olio d'oliva e portate il tutto ad ebollizione, a fuoco lento e coperto. La cottura a fuoco lento permette alle patate di rilasciare gradualmente il loro sapore, le loro sostanze e l'amido nell'acqua; è più lenta ma più efficace.
Tutto quello che c'era da fare, per buona parte del tempo, è fatto. Bisogna attendere che le patate siano ben cotte, che si sfaldino facilmente. Quando la cottura è a questo punto, tirate su una buona metà dei cubetti di patate, scolateli e in una scodella schiacciateli con il dorso di una forchetta. Una volta ottenuta la purea, riversatela nella minestra, mescolate e fate cuocere per altri 2-3 minuti.
A questo punto, se è l'ora di cena, buttate i cannolicchi, e quando sono pronti versate la minestra nelle scodelle, profumando tutto con pepe macinato fresco e un filo d'olio. Potete, a vostro gusto, aggiungere una bella manciata di parmigiano, o, per i più coraggiosi, di pecorino grattugiato al momento.

Roma, 4 feb 2012
Il problema di sfangare l'inverno, come vedete, non esiste. Basta sapere che ci sono le armi giuste per queste temperature polari, e chissà che non rimpiangiate questi piatti col caldo, aspettando un altro inverno per una profumata pasta e patate! Perchè tanto, "un altro inverno, tornerà domani".
 Buon appetito.

venerdì 3 febbraio 2012

Zuppa di broccoletti e fagioli



Vabbè, che faccia freddo l'abbiamo capito chiaramente, visto che lo stanno dicendo in tutte le salse e, sopratutto, basta mettere il naso fuori di casa per accorgersene. La domanda che resta da farci è: "Come provvedere?", cosa possiamo inventarci in cucina per affrontare tutto questo? E' fuori dubbio che ci sono dei piatti che gridano la loro presenza sulla tavola, quando le temperature scendono. E allora vai con le polente, da queste parti con salsicce e spuntature di maiale; un bel brodino di pollo o di gallina, che fa sempre la sua porca figura, seguito dal bollito stesso.
A casa mia, una ricetta che scalda sempre cuore, mente e...panza, è la zuppa di broccoletti. E' ottima, semplice, con qualche accortezza può essere leggera. Vediamo un pò di cosa sto parlando, visto che ho appena finito di prepararla per il pranzo:


Ingredienti per 4/6 persone:

1 kg abbondante di broccoletti romani puliti;
3 confezioni di borlotti in scatola (si possono usare ovviamente secchi, o freschi quando si può, ma così è più veloce ed altrettanto buona);
Un barattolo di salsa di pomodoro;
Battuto per il soffritto di cipolla, sedano, carota;
Peperoncino;
Olio, sale e pepe.


Preparazione:

Si inizia preparando una normale pasta e fagioli: si fanno soffriggere le verdure in poco olio e peperoncino (anche molto se piace), si buttano 2 delle tre scatole di fagioli, ben scolati, e si lasciano insaporire.
Si aggiunge poi la salsa di pomodoro, acqua, e si lascia cuocere il tutto per 10 minuti.
A questo punto si aggiungono i broccoletti romani ben puliti e lavati, e tagliati grossolanamente. si copre la pentola avendo cura di girare le verdure spesso, perché almeno all'inizio appassiscano e perdano di volume.
Quando le verdure sono ben appassite ed amalgamate ai fagioli, salate, pepate, aggiungete se c'è bisogno altra acqua e portate la zuppa a cottura, controllando la cottura dei broccoletti.
Quando vi renderete conto che mancheranno pochi minuti, buttate dentro l'ultimo barattolo di fagioli, con il liquido di conservazioni. Fatelo per avere dei fagioli più consistenti nella zuppa, visto che i precedenti ormai saranno quasi completamente sciolti e diventati l'ottima cremina che caratterizza la zuppa!
na volta pronta, servitela immediatamente, fumante, in scodelle sul cui fondo avrete adagiato fette alte di pagnotta seri (intendo Lariano, Cori...bella crosta spessa e mollica soda). Mettete un filo d'olio buono, e se volete altro pepe. Mangiate, mangiate, mangiate e riscaldatevi, che qua, il freddo, non accenna a diminuire!
Fatemi sapere cosa ne pensate, buon appetito!


giovedì 2 febbraio 2012

Fesa di tacchino al latte

Sì, come tutti sono roso dai sensi di colpa post vacanze di Natale: sono, come dire, leggermente appesantito. Ed è per questo che ho rispolverato il mio vecchio programma nutrizionale basato sulla rilevazione delle intolleranze alimentari sulla base della biorisonanza. Il criterio guida è che il corpo assimila male, perchè non "li tollera", alcuni alimenti, e quello ci fa ingrassare. Basta scoprire quali sono questi alimenti, eliminarli dalla dieta per il resto della vita (sigh!), e il gioco è fatto.
Il kamut, alternativa leggera al grano/frumento
Il problema, nel mio caso, è che sono intollerante praticamente a tutto: tutte le farine (escluso il kamut), lattosio, carni rosse, maiale, agnello, quasi tutti i pesci, quasi tutta la frutta e verdura... Insomma, per farla breve levo pasta, vino, latte, caffè... e bisogna riconoscere che il tutto funziona sempre bene e sempre velocemente: si perdono velocemente cm, ci si sgonfia in un attimo! 
Il rovescio della medaglia, è che la mia dieta non varia molto, e le carni bianche spesso, troppo spesso, regnano sulla mia tavola. Per questo, tutto quello che mi rimane da fare è usare la fantasia per non mangiare sempre le stesse cose, e così ho preparato una bella fesa di tacchino da 1 kg con la ricetta con cui di solito preparo l'arista di maiale, e devo dire che ne è valsa la pena. Assolutamente! Il tacchino, che solitamente non sa di un piffero, come per magia si è rianimato, acquistando un sapore dolce, goloso e sopratutto insperato.
Ecco a voi la ricetta, che vi posto per 1 kg di fesa, e che voi adatterete ai vostri ospiti:

Ingredienti:

1 kg di fesa di tacchino in un unico pezzo (ovviamente)
1/2 lt di latte (io per le mie intolleranze uso quello ad alta digeribilità)
1 cipolla, sedano e carota
Rosmarino e salvia
Sale, pepe, olio q.b.

Preparazione:

Prima di tutto, se non è già fatto, legate la fesa per non farla scomporre nella cottura, e mettete tra lo spago alcuni rametti di rosmarino. Cospargetela di sale e pepe.
In una casseruola ampia abbastanza da contenere esattamente (almeno il più possibile) la fesa, fate rosolare in poco olio un battuto sedano, carote, mezza cipolla e la salvia. la rimanente mezza cipolla affettatela sottilmente e tenetela da parte.
Fate rosolare a fuoco vivo la fesa nella casseruola, finchè non si colori bene da tutte le parti, avendo cura ogni volta che la girate, di adagiarci sopra qualche fetta di cipolla.
Quando la carne sarà ben dorata, versatevi dentro il mezzo litro di latte a temperatura ambiente, abbassate la fiamma e coprite. Lasciate cuocere così la fesa, circa un'ora, avendo cura di girarla ogni tanto, ed aggiungendo poco latte se dovesse asciugarsi troppo.
Sembra strano, ma è tutto qui! Quando la carne è cotta, tirate fuori la fesa e mettetela a raffreddare da una parte, per poterla poi tagliare più facilmente.
Se volete, frullate il fondo di cottura (io lo preferisco non frullato per sentire le verdure), rimettetelo sulla fiamma bassa ed aggiungetevi un cucchiaio di farina per addensarlo.
Tagliate la fesa (io la servo anche tiepida, o addirittura fredda, ma se preferite potete scaldarla a bagnomaria) e nappate le fette con la salsa.
Che dire, veloce, semplice, buono. Certo, se volete aggiungere più sapore, sostituite come vi ho detto il tacchino con l'arista di maiale, e, se proprio volete farvi male, l'olio iniziale con il burro, come prevede la ricetta originale. Per una versione meno pesante invece, riducete le cipolle al solo battuto del soffritto.
Buon appetito e fatemi sapere!

mercoledì 11 gennaio 2012

Un tuffo nel (mio) passato culinario: Cape Cod Claw Chowder

Non sono stato sempre innamorato (ed in senso esclusivo non lo sono neanche ora), dei viaggi in Medioriente: un paio di vite fa la mia meta preferita erano gli Stati Uniti, che ho avuto la fortuna di visitare diverse volte, e dove tornerei, se ne avessi l'occasione, domani mattina!
Una veduta di Chatham
Una delle più belle vacanze negli States è stata la New England Fall 2003, una decina di giorni che ho passato con sei amici favolosi in un cottage ad East Falmouth, Cape Cod, Massachusset. Era il classico sogno di una vita, quello di passare l'autunno nel New England cercando di rincorrere le foreste che diventavano rosse per il foliage ( e purtroppo un autunno particolarmente caldo ce lo ha impedito). Ma foliage o no, quella vacanza è stata un sogno. Per me abituato all'America della West Coast, passare finalmente ad una costa più calma, più elegante, storica, non sembrava reale. Boston e tutta la sua zona è molto europea, ma con il plusvalore di panorami mozzafiato fatti di campagne e di baie nascoste, di distese di spiagge fredde e di porti dove il pesce la fa da padrone.
Io e i miei amici mangiamo Lobster Chowder
a Martha's Vineyard
Ed è proprio da questi porti, e da questo pesce, che vi do la ricetta di oggi, uno dei piatti più caratteristici delle coste americane: il Clam Chowder. Questa zuppa a base di vongole, patate e bacon, si trova in molte varianti un pò in ogni posto di mare (eccezionale quella di san Francisco, preparata con granchio e servita in una bowl di pane che si mangia alla fine della zuppa), e viene consumata sia nei ristoranti, che in comodi bicchieri mentre si sta in giro. Vi giuro, da provare assolutamente. Quella che vi posto è la classica, originaria proprio della bellissima penisola a sud di Boston chiamata Cape Cod (Capo merluzzo, tanto per rimanere in tema), famosa per essere la residenza preferita dei Kennedy.


Ingredienti per 6 persone:


  • 4 etti circa di vongole (ovviamente con le vongole fresche, magari lupini, il risultato è eccellente. ma per un risultato comunque buono, ma molto, molto più veloce, potete usare le vongole in barattolo, di quelle conservate nel loro liquido, che pure servirà);
  • 2 fette di bacon tagliate alte;
  • 4 patate medie pelate e fatte a cubetti;
  • 1/2 tazza di cipolla tritata;
  • 2 tazze e 1/2 di latte;
  • 1 tazza di panna light
  • 3 cucchiai di farina;
  • 1 cucchiaino di salsa Worchestershire
  • sale e pepe macinato fresco.
Se usate le vongole fresche, fatele aprire, coperte in un pentola, solo con un filo d'olio, dopo di che sgusciatele, tagliatele grossolanamente, mettetele da parte, conservando il liquido di cottura dopo averlo filtrato; se usate le vongole in barattolo, scolatele conservando il liquido e tagliatele sempre grossolanamente.
Aggiungete al liquido delle vongole tanta acqua necessaria a raggiungere la quantità di due tazze.
In una padella, fate dorare il bacon fatto a cubetti, levatelo dalla padella e conservatelo.
Nella stessa padella mettete il liquido delle vongole, le patate a cubetti e la cipolla, e cucinate coperti per 15 minuti circa, o comunque finché le patate non siano tenere.
Aggiungete le vongole, 2 tazze di latte e la panna light.
Mescolate la rimanente 1/2 tazza di latte con la farina, ed aggiungete alla zuppa.
Cucinate mescolando finché la zuppa non sobbolla; a questo punto cuocete per un altro minuto.
Aggiungete la salsa Worchestershire, sale e pepe macinato fresco, e servite la zuppa bella calda, ricoperta col bacon e se volete con crostini di pane.

Vedrete, non rimarrete delusi da quella che è una delle mie ricette di mare preferite! I profumi si mescolano con delicatezza, nessuno supera l'altro. Questa zuppa è un miracolo di equilibrio.


Liam McGuire canta "Carrighfergus"
B-B-Q Ribs al Liam McGuire's

Se poi riusciste a mangiarla proprio sulle coste del New England sarebbe perfetto! Se andata a Cape Cod, non dimenticate di fare un salto al Liam McGuire's Pub di Falmouth, ottimo locale, con ottima cucina del luogo, tra cui proprio il Clam Chawder (ma io proverei i loro carciofi, e le fantastiche B-B-Q ribs, che io adoro e che divoro in foto). E spesso, come vedete in foto, Liam canta bellissime ballate celtiche per intrattenere i suoi ospiti. In una delle nostre serate cantò "Carrighfergus", una ballad che mi fa sempre sognare, e che vi lascio in regalo, nella versione che Loreena McKennitt ha inciso nel 1985 nel suo album "Elemental". 
Che dire, sono riuscito a convincervi a prenotare un volo per il New England?

martedì 10 gennaio 2012

Ri-ripartiamo, con una idea speciale per lo za'atar!

Ogni volta che vedo l'icona del mio blog penso a quanti tradimenti su tutti i buoni propositi fatti!
Il problema sono i mille cambiamenti che si sono succeduti nella mia vita, nuova casa, nuovo fraternità, nuovi impegni, nuovo...tutto!
Ad aggiungere danno a lesioni gravi, come tutte le brave persone ciccione, da ieri sono a dieta. "E che ci fai allora qui?", direte voi. "Sublimo!" Chiaro! Non credo sia una coincidenza il mio riapparire qui e la mia dieta in cui posso mangiare solo cose a cui non sono intollerante (io, l'intollerante per eccellenza), e che, ahimè, sono molte e tutte buone. La cosa bella di questo regime alimentare, è che dei cibi che tollero posso mangiarne quanti ne voglio, e allora mi devo sbizzarrire, e fantasticare in spezie e condimenti.
Per questo ieri sera mi è venuta in mente una cosa ottima: Fondere due mie passioni, il pollo ed il medioriente, entrambi tollerabilissimi, e così ho pensato di condire tre cosce di pollo con lo za'atar. Come, non sapete cosè lo za'atar? E' una miscela di spezie, principalmente a base di timo, sesamo e sale, ma ogni famiglia, ogni gruppo etnico ha la sua ricetta speciale. Ed ecco così apparire nello za'atar origano, cumino, finocchio, maggiorana...
Elbabour, the galilee mill, Nazareth

Un pezzo di pane pita bagnato in ottimo olio d'oliva, e poi poggiato su una ciotola di za'atar secco, è uno spuntino classicissimo in medioriente, i palestinesi lo considerano il loro piatto tipico, con hummus ed olive.

Se fate un viaggio da quelle parti, dovete assolutamente assaggiarlo, e sopratutto parlare con chi lo vende, che, a meno che non sia il solito negozietto da turisti di suq, sa sicuramente raccontarvi la storia del suo za'atar di famiglia. Per esempio, se andate a Nazareth (un giorno vi racconterò la Nazareth culinaria), una visita a Elbabour, il più antico e famoso mulino della Galilea, oggi negozio dai mille profumi, dove comprare ottima frutta secca e sopratutto quattro diversi tipi di za'atar è assolutamente d'obbligo!
Detto questo, non ho ricette da darvi, ma semplicemente dirvi che il pollo, "massaggiato" con dello za'atar, e messo a cuocere su un letto di patate (za'atar anche su queste!), è veramente buono. La leggera salatura della miscela fa si che non si debba aggiungere altro sale, e le molte erbe in essa compensano benissimo, esaltando il sapore del pollo e delle patate. Se riuscite a preoccuparvi un pò di za'atar provate, e ditemi cosa ne pensate.

sabato 15 ottobre 2011

Sto tornando... con l'Hummus!

...non è che vi abbia abbandonato. E in realtà non so neanche se qualcuno se ne sia accorto del mio silenzio che dura ormai da 3 mesi.

Ma la buona (?) notizia, è che sto tornando. Ho fatto tutto quello che dovevo fare, promesso tutto quello che dovevo promettere, traslocato come dovevo traslocare, ed ora ci sono, e ci sono anche molte ricette da condividere, prese in questi tre mesi di girovagare.
A questo punto non mi resta che mettere in ordine la testa, e postarvi, subito come inizio, qualcosa di buono e veloce. Come dite l'hummus tanto buono che ho mangiato a tonnellate in Israele e Giordania quest'estate?!? Va bene, va  bene: Hummus sia!

Cosa è l'hummus:
E' una crema di ceci deliziosa, pastosa, che viene servita praticamente in ogni momento, in ogni posto, in ogni situazione, nei paesi medioorientali. Si gusta benissimo da sola, meglio se raccolta direttamente dal piatto con un pezzo di pane pita, ma è ottima come accompagnamento di molti piatti, primi fra tutti i felafel:


Ingredienti:

Vi do la ricetta con i ceci secchi, ma vanno benissimo anche i ceci in scatola, che dovrete scolare alla perfezione. Il segreto di un ottimo hummus sta nella qualità della Tahina, la pasta di semi di sesamo che è alla base della sua preparazione. Ormai è molto facile trovarla pronta, sopratutto nelle grandi città, nei soliti supermercati etnici (io un paio di volte l'ho trovata anche da Carrefour)

  • 3 tazze di ceci secchi (i più piccoli che trovate in commercio)
    • una tazza scarsa di tahina
    • il succo di tre limoni
    • 2/3 spicchi d'aglio (ce ne vorrebbero anche di più, vedete un pò vooi. Io spesso ne metto addirittura di meno)
    • mezzo cucchiaino di cumino
    • tre cucchiaini di bicarbonato di sodio
    • sale
    • prezzemolo (io lo sostituisco spesso con paprika dolce perchè, ahimè, non sopporto il prezzemolo)
    • olio d'oliva extravergine e molto, molto buono.

    Iniziate con il lavare benissimo i ceci, finchè l'acqua non risulti pulita. Poi metteteli a bagno per una notte con molta acqua (3/4 litri)) e con 2 cucchiaini di bicarbonato.
    Il mattino dopo lavateli benissimo e lasciateli scolare ancora meglio (inutile dire, che i ceci in scatola accorciano i tempi di molto, dovendo saltare questi passi!).
    Mettete i ceci in una pentola capace e copriteli con acqua, aggiungete un cucchianino di bicarbonato, per ammorbidirli. 
    Il suq di Gerusalemme/1
    Fate partire la cottura a fiamma molto alta fino al bollore, dopodichè abbassatela e lasciate sobbollire, "schiumando" quando  necessario, anche per levare le pellicine che galleggieranno in superficie.
    Continuate a cuoccere lentamente finchè i ceci risultino morbidi.
    Scolate i celi e passateli (anche con il mixer, finchè sono ancora caldi, tenendone da parte un pò per la guarnizione, e un pò di acqua di cottura per regolare il tutto se dovesse risultare troppo asciutto mentre lo passate: dovrà essere soffice.

    Alla fine, aggiungete la tahina, il succo di limone, l'aglio sminuzzato, il sale e l'lolio d'oliva, e spolverate col prezzemolo tritato (o la paprika dolce).

    Il suq di Gerusalemme/2
    Gustatelo velocemente, ma potete conservarlo anche in frigo se avanza, avendo cura di mescolarlo prima di ripassarlo, visto che solitamente indurisce un pò in superficie nel frigo.
    Provatelo con le olive e il pane, un classico spuntino medioorientale, o, perchè no, con del pollo alla brace.
    Come al solito, chiudete gli occhi, inspirate bene, e viaggiate nelle notti d'oriente!



    ps: le quantità e l'impostazione della ricetta le ho prese da "Lonely Planet-Israele e i Territori Palestinesi": delle molte provate, è la preparazione che più mi ricorda gli originali.

    martedì 5 luglio 2011

    La carbonara (e i miei dolci falliti)


    Sì, lo so, non è una ricetta originalissima, e se vogliamo dirla tutta  neanche troppo leggera, ma oggi me la sono proprio goduta: degli spaghetti spettacolari, cotti e conditi a puntino.
    ore 9:00 - il temporale dalla mia finestra.
    E Dio solo sa se ne avevo bisogno: stamattina Roma è stata assaltata da una tempesta tropicale: in 5 minuti il cielo si è oscurato ed è venuto giù il diluvio universale. Ora io sono meteopatico al contrario, mi rilasso totalmente con questo clima, e cosa mi è venuto in mente, come conseguenza del relax?!? Di preparare una crostata! Cosa c'è di strano? Che io NON SONO IN GRADO di fare dolci! Non so perchè, ma niente, non mi riescono mai. Ed oggi non è stata un'eccezione. 
    Ho preparato, a dire il vero, una bella e buona pasta frolla, con il trucchetto 3-2-1 (300gr farina, 200gr burro, 100gr zucchero+1 uovo), e dopo averla fatta cuocere da sola per 20 minuti ho riempito la frolla cotta con 450 gr della nuova Philadelphia-Milka (non l'avete ancora provata?!? Fatelo subito!), amalgamata con panna liquida solo per ammorbidirla e un pò di Cointreau per aromatizzarla. Ho versato il comporso e rinfornato per altri 15-20 minuti. Sembrava bellissima, ma quando l'ho levata dalla teglia per metterla nel piatto su cui servirla, mi si è letteralmente smontata in mano perchè la frolla era ancora cruda. Deluso? Tantisimo! Perso d'animo? MAI! Ho reinfornato i rimasugli ed ho finito di cuocerla. Una volta cotta bene la pasta l'ho risfornata, servita a pezzi come dei biscottoni mostruosi, ma almeno buoni!
    La decisione per la mia famosa "Carbonara" è giunta a seguito del fallimento: avevo urgente bisogno di un'iniezione di autostima. Ecco allora come ho preparato gli spaghetti alla carbonara:

    Ingredienti per 6 persone:

    600 gr di spaghetti
    400 gr di guanciale (o in mancanza pancetta dolce) a cubetti
    6 tuorli d'uova (la regola è "uno a persona", a cui qualcuno ne aggiune "uno per la padella"
    4 cucchiai di pecorino
    sale e pepe.

    Mettete a lessate gli spaghetti (o come ho fatto io, delle mezze penne Garofalo, e nel frattempo mettete la pancetta in una padella capiente (dovrà ricevere poi la pasta) con pochissimo olio, e fatela dorare lentamente. Quando è appena abbrustolita, levate la padella dal fuoco e tenetela da parte.

    In una terrina sbattete le  uova con il pecorino (chi vuole anche un pò di parmigiano, ma la ricetta reclama Pecorino Romano!), il sale e abbondante pepe appena macinato.
    Trasferite il tutto in una insalatiera abbastanza grande da permettere alla fine di mantecarci la pasta, e magari da usare per servire in tavola.

    Scolate la pasta bene al dente, lasciandola un bel pò umida, e tenete da parte un pò di acqua di cottura per ogni evenienza. Mettete gli spaghetti nella padella e saltateli un minuto con la pancetta.
    Spegnete il fuoco e trasferite gli spaghetti caldissimi nell'insalatiera con la cremina uova-pecorino-pepe.

    Mescolate velocemente per qualche minuto, finché vedrete i tuorli "cotti" dal calore della pasta, il profumo delle uova vi farà capire che non sono più crude e la cremina sarà ben amalgamata con gli spaghi. 
    Se tutto risulta troppo asciutto, aggiungete in questa fase uno o due cucchiai di acqua di cottura.
    Aggiustate se necessario con sale e pepe, e se volete spolverizzate con altro pecorino.

    Fare questo lontano dal fuoco è importante: le uova non risulteranno "strapazzate", ma cuoceranno delicatamente e brevemente con il calore della pasta, e faranno così la cremina speciale che fa la differenza. Anche per questo motivo cercate di usare uova freschissime: come sempre, nelle ricette classiche e della cucina "povera", la differenza sta nell'ottima qualità degli ingredienti.
    Buon appetito!

    ps: venerdì parto per 20 giorni Israele e Giordania: preparatevi a ricette speziate al mio rientro!

    ps2: a quasi un anno di distanza riposto questa mia ricetta classica, fatta oggi, 17 aprile 2012, e finalmente fotografata! Quindi, ahimè, questa volta non sto partendo per Israele e Giordania...